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giovedì 23 gennaio 2014

Risotto mele, speck e scamorza

Questo risotto è diventato uno dei miei cavalli di battaglia ormai da più di un anno, sin da quando l’ho sperimentato la prima volta.

L’idea di abbinare le mele a piatti salati mi è venuta utilizzando delle particolari mele, biologiche e siciliane, che da un annetto a questa parte trovo nel supermercato di fiducia. Si chiamano “Melidionali” e sono davvero deliziose. In particolare, mi sono innamorata della qualità denominata Gala. Sono mele molto piccole, con buccia bicolore di un bel giallo e rosso, croccanti e succose, dall’aroma dolce e poco aspro, che bene si abbina sia con il dolce che con il salato. A queste mele, sono allegate delle graziose ricette. Una di queste era un pollo con mele e curry che ci è piaciuto tantissimo. Vi chiederete cosa c’entri il pollo con il risotto. Beh, il fatto è che mi è venuta l’idea di preparare un’intera cena in cui ogni piatto fosse a base di mele. Come antipasto ho scelto delle sfogliatine con mele e robiola; il secondo è stato il famoso pollo al curry e, come primo, ho pensato di abbinare le mele allo speck in un risotto, cui ho deciso di aggiungere, in ultimo, la scamorza affumicata per dare un gusto più deciso al piatto. Ne è nato un risotto buonissimo, che preparo spessissimo e che propongo a tutti i nostri amici, sempre con grande successo.

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Ingredienti (per 2 o 3 persone)

250 g di riso arborio o carnaroli
4 melidionali Gala o 2 mele golden
50 g di speck
mezza cipolla
1 l di brodo vegetale
100 g di scamorza affumicata
vino bianco o rosso q.b.
olio,  pepe

Preparazione

Sbucciate una delle mele e tagliatela a cubetti. Mettete un filo d’olio in una padella, unite la mela e rosolarla per circa un minuto, quindi sfumate con il vino (nel mio caso era rosso, perciò ha dato quel bel colore rosato alla mela), salate e fate cuocere finché la mela sarà morbida ma ancora soda. Toglietela dalla padella e mettetela da parte. Servirà per completare il piatto.

Mettete a scaldare il brodo. Mettete due cucchiai di olio in una casseruola, unite la cipolla tritata, le restanti mele a cubetti e lo speck tagliato a pezzetti piccoli; rosolate brevemente, quindi unite il riso, fatelo tostare bene, quindi sfumate con mezzo bicchiere di vino. Fate evaporare il vino, quindi unite due mestoli di brodo bollente. Proseguite la cottura del riso unendo dell’altro brodo solo quando il precedente si sarà assorbito. Fate attenzione soprattutto verso la fine, per evitare che una volta pronto il riso, sia ancora troppo brodoso. Il risotto deve essere cremoso, ma non acquoso. Durante la cottura, la fiamma deve essere sufficientemente alta da far sobbollire il riso, in modo che si muova costantemente nella pentola per effetto del bollore. C’è chi dice che il riso debba “danzare”, parlando di questo movimento, o anche “cantare”, riferendosi al suono del risotto che sobbolle. In ogni caso, io appartengo alla scuola (magari non proprio tradizionalista) che ritiene che il risotto vada mescolato spessissimo, così da permettere al riso di rilasciare il suo amido, ottenendo un risotto cremoso.
Io non aggiungo sale in questo risotto, perché il brodo e lo speck sono già molto saporiti. In ogni caso, assaggiatelo verso la fine della cottura ed eventualmente aggiungete poco sale se necessario.
Una volta pronto il riso, spegnete il fuoco e spostate la casseruola, quindi unite la scamorza tagliata a  piccoli  cubetti. Mescolate finchè non si sarà sciolta.
Dividete il riso nei piatti, mettete sopra la mela messa da parte in precedenza e servite ben caldo.

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domenica 23 gennaio 2011

Ravioloni ripieni di bieta e scamorza con crema di ricotta

Dopo tanta attesa, pubblico il primo piatto che ho servito alla cena della vigilia.

Sappiate che c’è una ragione se ci ho messo così tanto. Ricordate che, nel post dedicato al menù, vi ho detto di aver fatto pochissime foto, di cui non ero per nulla soddisfatta? Ebbene, per non essere costretta a pubblicare foto che non mi soddisfaceva appieno, ho deciso di rifare i piatti cucinati quella sera. Non è detto che rifaccia proprio tutto, ma intanto oggi a pranzo abbiamo mangiato di nuovo questi ravioli..e non è stato un gran sacrificio!

Con l’occasione, ho fatto qualche modifica, variando il ripieno (scamorza affumicata invece che bianca), le quantità (ho aggiunto più scamorza) e la forma (delle grandi mezzelune, invece che dei ravioli tondi, di circa 5 cm di diametro).
Ancora non sono perfettamente soddisfatta della quantità di scamorza; la ricetta originale ne prevede 100 g su 400 di bieta, io ne ho usati la prima volta il doppio, oggi ho usato tanta bieta quanta scamorza, ma proverò ad aumentarla ancora, per avere un ripieno più “filante”.

L’idea di questi ravioli proviene dal libro “Cookaround, la cucina degli italiani”, Castelvecchi editore, e precisamente dalle Caramelle ripiene di bieta e scamorza che ci sono a pagina 90. Io ho utilizzato quel ripieno, che mi è parso subito buono, originale ed anche semplice, ma ho modificato sia la pasta, sia le proporzioni del contenuto.

Ecco quindi la mia versione, che tiene conto anche delle varianti apportate oggi.

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Ingredienti (per 8 persone, circa 70 ravioloni da 5 cm di diametro)

per la sfoglia

350 g di farina 00
150 g di semola di rimacinato
4 uova
2,5 g di sale
4 cucchiai d’acqua (eventuali)

per il ripieno

500 g di bieta lessata (pesata dopo averla ben strizzata)
400-500 g di scamorza affumicata (o bianca)
1 uovo
sale
pepe
noce moscata

per il condimento

600 g di ricotta di pecora freschissima
sale
pepe
noce moscata
olio extravergine d’oliva

Preparazione

Iniziate con le biete. Non so dirvi quante ne occorrano crude per ottenere 500 g di biete lessate e strizzate benissimo. Credo almeno 10 mazzi (da noi si vendono a mazzi…). Io le ho dovute comprare e cuocere almeno 2 volte ed una parte me le ha preparate mia madre.
Lavate bene la verdura, pulitela e lessatela in abbondante acqua bollente salata per circa 10 minuti, poi scolatela e, una volta fredda, strizzatela tra le mani più volte, in modo da eliminare tutta l’acqua. A questo punto, pesatela.
Tagliate a grossi pezzi la scamorza. La prima volta ho usato una scamorza bianca, piuttosto soda. Oggi, invece, ho usato una scamorza di bufala delicatamente affumicata; trovo che ci stia decisamente meglio, conferendo carattere al piatto, senza però risultare invadente o predominare troppo gli altri sapori.
Per avere un ripieno ben omogeneo, io ho scelto di usare il frullatore, ma potete tranquillamente mescolare tutto a mano. Mettete in una ciotola, o nel mixer, le biete lessate, la scamorza ed un uovo. Mescolate il tutto, aggiungendo poco sale, pepe ed una abbondante grattata di noce moscata.

Passate adesso alla pasta. Fate una fontana con le farine mixate, versateci le uova ed iniziate a mescolare (io ho usato il Kenwood, con il gancio), quindi aggiungete il sale; se necessario, unite uno alla volta, qualche cucchiaio di acqua, quanto basta per far compattare l’impasto. Lavorate a lungo, a mano o con il robot, fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea, ma NON appiccicosa. E’ importante non eccedere con l’acqua, perchè vi occorre una pasta ben soda, non troppo morbida, altrimenti potrebbe rompersi in cottura. Copritela con pellicola trasparente e fatela riposare per circa 30 minuti.

Stendete la sfoglia (io ho utilizzato la sfogliatrice del Kenwood e ho tirato la sfoglia fino al n° 8 la prima volta, al n° 7 per le mezze lune di oggi, che essendo più grandi necessitavano, secondo me, di un maggiore spessore), distribuitevi il ripieno (un cucchiaino per i ravioli piccoli), coprite con un’altra sfoglia di pasta e tagliate i ravioli con l’apposito stampino (questo qui). A Natale, a furia di fare ravioli, ho spezzato lo stampo!
Oggi, invece, ho fatto delle grandi mezze lune, usando questo stampo (ovviamente dovrete procedere in modo diverso, tagliando dei quadrati di pasta, collocandoli nello stampo, distribuendo il ripieno su una metà e poi chiudendoli pressando).

Collocate i ravioli su un vassoio ben infarinato, senza sovrapporli.

A questo punto, se volete, potete congelarli, lasciandoli ben distesi e separati fino al completo congelamento; una volta induriti, potrete anche trasferirli in un sacchetto di plastica per congelare, senza rischiare che si attacchino. Al momento di usarli, basterà metterli nell’acqua bollente ancora congelati e lasciarli cuocere qualche minuto in più (non ho tempi da indicarvi, vale l’assaggio!)

Cuocete i ravioli in abbondante acqua bollente salata, avendo cura di metterne pochi alla volta; impiegheranno un paio di minuti. Mettete la ricotta in una ciotola, aggiungete un’idea di sale e pepe, ed un goccio d’olio; mescolate energicamente la ricotta con una forchetta, aggiungendo man mano acqua bollente prelevata dalla pentola della pasta fino a trasformare la ricotta in una crema liscia. Se volete, potete emulsionarla con una frusta a mano. Scolate i ravioli con un “ragno” o con un mestolo forato e conditeli con la ricotta, mescolando delicatamente per non romperli. Impiattate, spolverate con un’altra grattatina di noce moscata e servite ben caldi.

Questa qui sotto è l’unica foto che avevo scattato la prima volta ai ravioli mentre li preparavo. Un po’ triste, vero? E’ molto meglio vederli in versione definitiva, cotti e conditi con la loro golosa crema candida!

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giovedì 11 novembre 2010

Spaghetti con zucca e triglie

Questa è praticamente una “foto senza ricetta”, perchè la pasta in questione risale a più di un anno fa e, non avendo appuntato gli ingredienti, non ricordo, se non per sommi capi, come l’avessi preparata.
Anche la foto è una foto rubata, scattata all’ultimo istante, mentre stavo per servire la pasta, perché un assaggio clandestino mentre la saltavo mi aveva conquistato, inducendomi a fotografarla con l’intenzione di pubblicarla quanto prima. Da allora, però, sono passati mesi…per non dire anni.

Oggi, a dire il vero, avrei voluto parlarvi del meraviglioso corso cui ho partecipato, quello di Paoletta e del maestro Adriano, ma non avevo foto da mostrarvi (ero troppo impegnata a mettere le mani in pasta per scattarne) e non ho ancora replicato nessuna delle ricette fatte lì, per mostrarvi quanti progressi abbia fatto in tema di lievitazione e panificazione, così ho cambiato idea ed ho deciso di ripiegare su qualche ricetta dimenticata in archivio.

E dunque, mentre riordinavo l’archivio, è saltata fuori quest’immagine, che mi ha tentato più delle altre e mi è venuta voglia di pubblicarla. Peccato che non abbia trovato la ricetta! Ricordo la menta, perché la adoro sia con la zucca che con le triglie, ma poco altro. E nessuna dose precisa. Prometto di replicarla quanto prima, così posso colmarne le lacune. Nel frattempo, io vi ho suggerito l’abbinamento e mi sforzerò di risalire al procedimento utilizzato, ma starà a voi interpretarlo e perfezionarlo secondo il vostro gusto!

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Ingredienti (così ad occhio!):

200 g di spaghetti
un pezzo di zucca rossa (200 g di polpa?)
4 triglie di scoglio medie sfilettate (conservate le teste per il “fumetto”)
1 piccola cipolla
2 pomodori ramati privati della pelle e dei semi e tagliati in piccoli pezzi
oppure 6 pomodori secchi sott’olio
un mazzetto di menta fresca
1 manciata di mandorle tostate
olio extravergine, sale, pepe nero di mulinello

1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipolla ed aromi vari per il fumetto

Preparazione…o quel che ne ricordo

Per prima cosa preparate un fumetto di pesce, nella solita maniera  veloce che prediligo. Mettete in una pentola una carota, una costa di sedano, una cipolla e le teste e lische delle triglie. Aggiungete due cucchiai d’olio e rosolate il tutto per un minuto, quindi aggiungete dell’acqua fredda, diciamo mezzo litro in questo caso, una manciata di sale grosso, pepe, semi di coriandolo pestati, o qualsiasi altra spezia vi piaccia. Portate a bollore e fate cuocere per 10 minuti. Tenete in caldo.

Mettete la pentola  per la pasta e, quando sarà giunta a bollore, salate e cuocete gli spaghetti. Nel frattempo, pulite la zucca e tagliatela a piccoli cubetti. Tritate finemente la cipolla. In una larga padella, versate un filo d’olio buono, unite la cipolla e la zucca e rosolate per due minuti, abbassate un poco la fiamma, salate leggermente e bagnate con il brodetto di pesce. Cuocete in questo modo per 10 minuti, la zucca dovrebbe essere quasi cotta (deve diventare poco meno di una crema, così da avvolgere gli spaghetti, come si vede nella foto!), quindi unite i filetti di triglia interi (non occorre tagliarli, si spezzeranno da soli cuocendo e mescolando), una parte della menta spezzettata con le mani, ed i pomodori (a me piace che conservino un sapore fresco, quindi li faccio cuocere poco; ma forse anche il pomodoro secco si sposerebbe bene);  cuocete ancora per due o tre minuti, mescolando. Scolate gli spaghetti al dente e fateli saltare nel condimento per un paio di minuti, regolate di sale, se occorre, date una bella spolverata di pepe macinato fresco e terminate con il resto della menta sempre spezzettata con le mani. Impiattate e servite.

Che ne dite, vi pare attendibile come procedimento? Sono quasi sicura di avere fatto così, perché è il procedimento che adotto quasi sempre quando abbino verdure e pesce. Ma se notate qualcosa di sbagliato, fatemelo sapere e correggeremo insieme la ricetta!

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mercoledì 3 novembre 2010

Pasta con “sparacelli” e calamari

Ricetta, ancora una volta, di Moscerino. Strano a dirsi, ma da una lunga fase priva di ispirazione, sono passata ad una fase letteralmente compulsiva, dove l’irrefrenabile pulsione creativa mi spinge a provare persino abbinamenti inediti, cosa che normalmente non faccio troppo spesso.

In questo caso, in particolare, desideravo accostare qualcosa di insolito con il pesce, ma non avevo un’idea precisa. Dal pescivendolo, la scelta è caduta sui calamari, che non compro quasi mai ed avevo voglia di utilizzare per un primo piatto. Poi è stata la volta del fruttivendolo; qui il panorama era piuttosto desolante, come può esserlo nella tardissima mattina di un giorno prefestivo, in cui tutti, chi più chi meno, hanno già fatto man bassa di primizie in vista dei grandi pranzi domenicali. Solitari in un angolo, però, ho scorto un paio di mazzi di sparacelli freschissimi che mi guardavano (ma sarà già stagione di sparacelli? Meglio non chiedermelo, vah…). E li ho portati a casa.

L’abbinamento era fatto e prometteva bene. Calamari e sparacelli. Mi aspettavo dalla loro unione e non sono rimasta delusa.

QUanto alla preparazione, ho fatto una semplice variante della classica pasta con gli sparacelli panormita, della quale vi ho già parlato qui. Per i non palermitani, gli sparacelli sono meglio noti come broccoletti; nel post che vi ho linkato, comunque, troverete una dettagliata descrizione di questa verdura. Ho apportato solo qualche modifica, in modo da esaltare il sapore dolce e delicato dei calamari. Le dosi sono un po’ approssimative perché non avevo in mente di postare la ricetta.
Vi suggerisco di utilizzare una pasta di ottima qualità, possibilmente ruvida e porosa, che avvolga il condimento. Io avevo dimenticato di comprarla ed ho ripiegato su un solitario pacco di bucatini senza infamia e senza lode che giacevano nella mia dispensa, i quali, però, alla prova dei fatti si sono rivelati irrimediabilmente scivolosi.

Prima della ricetta, una domanda: ma come si fa a fotografare decentemente la pasta, dovendola poi mangiare??? La pasta lunga, specialmente? Io non riesco mai ad arrotolarla come si deve, scivola da ogni parte, e se perdo tempo a scattare si asciuga!

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Ingredienti (per due persone dal sano appetito):

200 g di bucatini
1 calamaro, pulito e tagliato ad anelli molto sottili
1 mazzo di broccoletti (solo i fiori, conservate le foglie per una minestra magari)
una ventina di pomodorini
peperoncino
1 spicchio d’aglio
2 filetti di alici sott’olio
olio e.v.o.
sale

Preparazione

Pulite gli sparacelli e tagliate i fiori in piccoli pezzi. Lavateli abbondantemente. Portate a bollore una grande pentola d’acqua. Appena raggiunge il bollore, salate l’acqua e cuocete gli sparacelli per dieci minuti. Nel frattempo, scaldate in una padella un filo d’olio buono e fateci sciogliere i filetti di alici. Spegnete il fuoco. Unite poi lo spicchio d’aglio, i pomodorini tagliati a metà, un pezzetto di peperoncino ed i calamari. Quando gli sparacelli saranno cotti, prelevateli con un mestolo forato, lasciando la pentola sul fuoco (tra un attimo la userete per cuocere i bucatini), e versateli nella padella. Fate cuocere i bucatini nell’acqua di cottura degli sparacelli. Nel frattempo, soffriggete su fiamma vivace il condimento, schiacciando gli sparacelli con il dorso del cucchiaio di legno, in modo da ridurli quasi in crema. Aggiungete man mano un po’ di acqua di cottura della pasta. Scolate la pasta al dente e fatela saltare per qualche minuto nella padella con il condimento.
Adesso che ci penso, io metterei più calamari. Gli sparacelli hanno un sapore deciso che tende a soffocare quello dei calamari a meno di non bilanciare meglio le quantità.

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mercoledì 20 ottobre 2010

Risotto con fiori di zucca, alici e mozzarella

Ricetta di…Moscerino!

L’altro giorno, avevo comprato tutto l’occorrente per dei succulenti fiori di zucca “alla romana”, ossia ripieni di alici e mozzarella e fritti in una soffice pastella. Non viene l’acquolina solo a sentirne parlare? Solo che poi, tornata a casa, mi sentivo davvero stanca; in più la mia bilancia mostra numeri mai raggiunti prima, il che, se ancora non mi manda nel panico, certamente desta qualche preoccupazione, così ho deciso di lasciar perdere la frittura. Mi restavano però quei fiori di zucca e non sapevo come cucinarli.
Poi, ho avuto un’illuminazione: perchè non convertire il ripieno in un condimento? Restava un solo dubbio: pasta normale, lasagne, o riso? Ho scartato la pasta perché temevo che il condimento non fosse abbastanza avvolgente, nonostante la mozzarella. Le lasagne le ho escluse, perché avrebbero richiesto della besciamella e non volevo che quest’ultima coprisse il sapore che avevo in mente. Dunque, è stato riso. Questo riso.
 
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D’accordo, magari non sarà la scoperta del secolo, e scommetto che qualcun altro ci avrà pensato, ma lì per lì mi è parsa un’idea geniale. Ed è piacevole ogni tanto non dover dire “la ricetta originale è di…”.
E tra l’altro, per essere una ricetta improvvisata, era davvero buonissima. Mi dispiace solo non aver appuntato esattamente la quantità di fiori di zucca usati (ho contato i pistilli per cercare di determinarla a posteriori!!).
Suggerirei soltanto di aumentare la quantità di acciughe; ne ho messe poche per prudenza, ma avrebbero potuto sentirsi di più. Oppure, perchè non provare con la colatura di alici?
Come vedete, sono arsa da “sacro fuoco culinario”; altro che una ricetta al mese, ne ho pubblicate tre in meno di due settimane, ne ho trovate almeno altrettante in archivio che voglio assolutamente proporvi e cucino cose nuove in modo quasi compulsivo!!
Ma io sono fatta così. O sono iper entusiasta, o mollo del tutto. Non conosco le mezze misure. Ed infatti, mi ha stupito e compiaciuto constatare che, sebbene a fasi alterne, questo blog esiste da ormai tre anni (mi sono dimenticata il comple-blog...)! Non credevo avrei resistito tanto.
NOTA: Con questo risotto partecipo alla raccolta di Ricette con la zucca del blog “Non tollero il lattosio”.
 
Ingredienti (per 3 persone):

250 g di riso arborio
1 cipolla dorata piccola
30 (circa) fiori di zucca freschissimi
5 filetti di alici sott’olio (io ne metterei di più, se vi piacciono)
100 g (circa) di mozzarella fior di latte (quella artigianale però…mica quella “plasticosa” delle buste!)
mezzo bicchiere di vino bianco per sfumare
brodo vegetale q.b. (circa 1,5 lt)
olio etravergine d’oliva
sale
pepe nero di mulinello

Preparazione
 
Preparate il brodo (non stavate pensando di usare il dado, vero????). Io ne faccio uno piuttosto veloce, che poi ho scoperto essere simile a quello proposto su Gennarino, che chiamano “brodo vegetale rovesciato”. Vi scrivo la mia preparazione. Tagliate grossolanamente sedano, cipolla, carote ed, a seconda della disponibilità,  altre verdure veloci da pulire, io uso quasi sempre patate, zucchine e pomodori. Scaldate un cucchiaio d’olio extravergine di oliva in una pentola profonda, soffriggetevi velocemente le verdure (bastano una trentina di secondi), quindi aggiungete acqua quanta ne occorre, sale grosso ed erbe aromatiche a volontà: io, di solito, uso basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, alloro. Se volete, potete mettere anche un pezzetto piccolissimo di peperoncino o qualche grano di pepe, o arricchire con altre spezie, come coriandolo, semi di finocchio, cumino, etc. Ma vi sto complicando la vita vero? Doveva essere un brodo veloce, quindi non divaghiamo! Fate sobbollire per circa 15 minuti se vi occorre solo il brodo, da venti a trenta se volete utilizzare le verdure (passandole con un po’ del brodo prelevato dal totale, otterrete una deliziosa vellutata di verdure). Filtrate il brodo o, ancor meglio, se avete fretta, prelevatene un mestolo per volta e versatelo sul riso facendolo passare attraverso una schiumarola o un “ragno”, per trattenere le verdure e le spezie.
Passiamo al risotto. Lavate i fiori di zucca ed asciugateli delicatamente con della carta assorbente. Puliteli dai filamenti verdi esterni e togliete il pistillo centrale (quello giallo, con il polline, per intenderci). Tagliatene una metà a listarelle sottili e l’altra metà a metà (scusate la ripetizione) nel senso della lunghezza. Se volete, tenetene da parte un paio interi per la decorazione.
Tritate la cipolla. Mettete due cucchiai di olio extravergine in una casseruola bassa e larga; unite la cipolla, i filetti di acciughe e i fiori di zucca a listarelle e soffriggete il tutto per uno o due minuti; unite il riso e tostatelo bene mescolando continuamente (deve apparire “lucido”), sfumate con il vino (non è male nemmeno con la birra) e lasciatelo evaporare. Abbassate la fiamma ed Iniziate ad aggiungere il brodo bollente, un mestolo per volta. Abbassate la fiamma e proseguite la cottura mescolando sempre. Ci vorranno circa 15 minuti. Cinque minuti prima della fine, unite i fiori di zucca rimasti (quelli tagliati solo a metà) e regolate, se necessario, di sale (occhio, che dovrebbe essere già bello saporito, tra brodo ed acciughe). Quando il riso sarà cotto, spegnete la fiamma. Fuori dal fuoco, unite la mozzarella tagliata a dadini e mescolate per farla sciogliere. Servite caldo.

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domenica 7 marzo 2010

“Paella” Express

Questa volta la lunga assenza non è dovuta a pigrizia o scarsa ispirazione, ma ad un problema tecnico; il mio adorato gioiellino rosa (leggasi il mio pc portatile) è rimasto all’assistenza per quasi una settimana…e temo che dovrà tornarci, perchè non siamo riusciti a risolvere il problema. Potremmo dire che…”ha il respiro affannoso” (la ventola non funziona a dovere) e mi sa che dovranno spedirlo alla casa produttrice per farla sostituire! Sigh! Perciò, credo che non potrò pubblicare per un po’…

Ma andiamo alla ricetta. Le virgolette nel titolo direi siano d’obbligo, perchè pur non conoscendo la ricetta della vera paella, credo che questa sia una versione piuttosto semplificata….e soprattutto preparata senza l’apposita “paellera”, ossia il tegame largo e basso con i doppi manici che utilizzano in Spagna. Mi sono dovuta accontentare di una larga padella in alluminio con rivestimento antiaderente. La ricetta originale, che ho leggermente modificato, proviene dal libro “Riso!” edito da Guido Tommasi (libro favoloso, lo adoro!!!).

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La ricetta prevedeva l’utilizzo di un riso definito “tondo”; io ho utilizzato un riso bianco tondo tipo “balilla” preso al NaturaSi, ma ritengo che un classico arborio possa andare bene ugualmente.

Ingredienti (per 4 persone circa):

400 g di riso tondo balilla
400 g di gamberetti (con il guscio)
200 g di petto di pollo a cubetti (piccoli)
200 g di filetto di maiale a cubetti (piccoli)
1 cipolla lunga*
1 peperone rosso*
1 calamaro medio tagliato ad anelli*
100 g (??) di pisellini*
1 limone (scorza e succo)*
1 l di brodo di pollo (io ho usato un fumetto di pesce fatto utilizzando le teste dei gamberi)
4 pomodori tondi
2 spicchi d’aglio
1 bustina di zafferano (preferibilmente a fili)
1 pizzico di paprika
olio evo, sale, pepe nero di mulinello

* ingredienti non presenti nella ricetta originale

Preparazione:

Preparate (o scaldate) il brodo o fumetto di pesce. Lavate i gamberi e privateli della testa (che userete per il fumetto, altrimenti lasciateli interi); lavate ed asciugate il calamaro. Lavate i pomodori, spellateli, privateli dei semi e tagliateli a cubetti. Lavate anche le verdure. Tagliate la cipolla ad anelli ed il peperone a cubetti. Prendete una larga padella (o meglio, se l’avete, una paellera), scaldatevi due cucchiai d’olio e rosolatevi gli spicchi d’aglio interi e la cipolla. Aggiungete il pollo e il maiale e rosolateli bene per due-tre minuti, quindi aggiungete anche i pisellini, il peperone ed il calamaro ad anelli. Soffriggeteli per cinque minuti a fuoco medio, quindi unite il riso, tostatelo bene ed aggiungete circa metà del brodo caldo. Unite i pomodori a pezzi, la paprika, lo zafferano e un pizzico di sale, mescolate, abbassate la fiamma e coprite (se non usate la paellera). Lasciate cuocere circa dieci minuti, quindi mescolate, unite il restante brodo (attenti però al grado di cottura del riso, sappiatevi regolare con la quantità di brodo) e proseguite la cottura per altri cinque minuti, circa. Unite, infine, i gamberi e terminate la cottura (dovrebbero volerci meno di cinque minuti). Spegnete il fuoco, aggiungete la scorza grattugiata del limone ed un po’ di succo, terminate con una generosa macinata di pepe nero. Impiattate e servite ben caldo.

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sabato 31 ottobre 2009

Ancora una pasta di Filippo La Mantia

Il post che vedrete tra poco l’ho scritto verso la fine di giugno, prima che iniziasse la mia blog-crisi. Quando l’ho scritto ero particolarmente entusiasta di questa ricetta e non vedevo l’ora di condividerla con voi. Poi varie vicende mi hanno allontanata dal blog e questa ricetta si era persa nel mio archivio. Oggi l’ho ritrovata per caso (mentre cercavo di decidere cosa preparare domani a pranzo alla mia famiglia, cercando appunto qualcosa di sfizioso ma non troppo elaborato) e ho deciso di pubblicarla così come l’avevo scritta mesi fa. Spero che l’entusiasmo che la pervade sia di buon auspicio per la mia futura attività di food blogger e, più in generale, per tutto il resto.
Lasciatemi soltanto ripetere quanto vi sono grata per tutti gli affettuosi commenti che avete lasciato in questi giorni.

“Lo so, mi sono fissata. Ma che ci volete fare. Noi food-bloggers siamo fatti così. Ci fissiamo. Per uno chef, per una ricetta, per un aggeggino di cui non possiamo fare a meno…insomma andiamo a manie più o meno prolungate.

E i primi piatti di (o liberamente ispirati da) Filippo La Mantia sono diventati la mia nuova ossessione. In più, le sue ricette mi permettono sempre di stupire con un minimo sforzo.

Tornando alla ricetta. Che il limone e l’arancia nella pasta stessero benissimo, lo avevamo capito già con il pesto di agrumi. Che a me i capperi (anzi per la precisione capperetti) di Pantelleria piacciano un po’ ovunque mi pare che fosse abbastanza chiaro. Lo stesso vale per i pistacchi di Bronte. Che io debba mettere sempre il mio zampino nelle ricette dello chef l’avevate pure notato.

Non vi stupirà, dunque, sapere che questa ricetta mi abbia conquistato a prima vista; né che io abbia deciso di aggiungervi un mio tocco personale in corso d’opera; nè, infine, che sia balzata nella mia personale top ten delle paste estive al primo assaggio.

Di conseguenza, eccovi l’ennesima pasta siciliana che più siciliana non si può, che coniuga alcuni dei migliori sapori di questa terra (pistacchi di Bronte, arance, capperi di Pantelleria):  spaghetti con capperi, pistacchi e pangrattato”.

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Ingredienti:

200 g di spaghetti
una manciata (50 g circa) di capperi di Pantelleria sotto sale
100 g di pistacchi sgusciati, pelati e tritati
100 g di pinoli (decisamente meno direi)
3 cucchiai colmi di pangrattato
1 arancia
1 limone
50 g di passolina (uva passa, il tipo piccolo e scuro)
4 acciughe sott’olio
un pezzetto di peperoncino secco

Preparazione:

Anche questa è un primo che si prepara in dieci minuti, giusto il tempo di cuocere la pasta.

Tostate in un padellino antiaderente i pinoli finchè non saranno dorati e sprigioneranno il loro peculiare profumo; mi raccomando, sorvegliateli attentamente al fine di non bruciarli. Metteteli da parte e nello stesso padellino (mica è obbligatorio, è solo per sporcare meno utensili possibile!) tostate il pangrattato con un filo d’olio d’oliva, mescolandolo continuamente.

Cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata. Nel frattempo, in una padella versate un filo d’olio d’oliva, scaldatelo su fuoco basso e scioglieteci le acciughe; unite i capperi sciacquati molto velocemente per eliminare il sale in eccesso, i pinoli e l’uvetta. Fate saltare un paio di minuti, quindi aggiungete la granella di pistacchi, la scorza degli agrumi e parte del loro succo; se necessario aggiungete un po’ d’acqua di cottura della pasta. Dovrete ottenere un condimento piuttosto cremoso. Non fate cuocere a lungo dopo aver aggiunto gli agrumi, giusto qualche istante, poi spegnete il fuoco e coprite la padella  per tenere in caldo.

Scolate la pasta al dente (conservate un po’ d’acqua di cottura) e mettetela nella padella con il condimento, unite, se occorre, dell’acqua di cottura e fate saltare per qualche minuto. Cospargete con il pangrattato tostato e servite immediatamente.

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lunedì 22 giugno 2009

Pasta con pomodorini secchi, mandorle, menta e origano (di Filippo La Mantia)

Come vi avevo anticipato nel post sul cous cous al pesto di agrumi, sono tornata ad attingere al bellissimo sito dello chef Filippo La Mantia, le cui ricette così semplici eppure particolari mi hanno definitivamente conquistata.

Stavolta, poi, avevo un motivo in più per sperimentare una delle sue ricette. Dovete, infatti, sapere che lo Chef La Mantia, avendo notato la mia foto e la mia versione della sua ricetta sul famigerato aggregatore (“rotto”) del quale parlavamo qualche giorno fa (qui), ha lasciato un commento complimentandosi per la realizzazione.
Potete figurarvi il mio disappunto quando ho realizzato che lui non poteva sapere che fossi io l’autrice di quella foto e di quella preparazione! E, tuttavia, potete ben comprendere quanto sia stata orgogliosa di ricevere (sia pur inconsapevolmente) i suoi complimenti! Così non ho resistito e gli ho chiarito la questione con una mail, alla quale lo chef ha gentilmente risposto, esortandomi a continuare ad utilizzare ed interpretare liberamente le sue ricette (grazie Maestro!!).

Ed io non me lo sono fatta ripetere due volte!! Anche perché trovo che i suoi primi siano così facili e veloci da realizzare, così ricchi dei sapori e dei profumi della nostra Sicilia, così tradizionali eppure sorprendenti, da essere perfetti per ogni occasione, dal pranzo veloce alla cenetta tra amici.

Con una pasta come questa, ad esempio, con pochissima fatica riuscirete a sorprendere i vostri ospiti!

pasta_la_mantia2s

Questa volta mi sono attenuta alla ricetta dello chef, tranne per un particolare: ho sostituito il caciocavallo ragusano con della semplice “mollica atturrata” (leggasi pangrattato tostato). Pensavo che avrebbe legato insieme tutti gli ingredienti esaltandone il sapore, ragalando al piatto un gusto più morbido e meno aggressivo di quello che avrebbe avuto se avessi usato il ragusano. E non mi sbagliavo.
D’altro canto, il pangrattato tostato (o “mollica atturrata”) è un ingrediente fortemente radicato nella nostra tradizione gastronomica, utilizzato spesso anche dallo stesso Filippo La Mantia (aspettate di vedere la mia/sua prossima pasta!).

A voi suggerisco di provare entrambe le versioni. Anzi, che ne dite, poi, di farmi sapere quale preferite?

Ingredienti (per 2 persone di buon appetito):

200 g di “reginelle” (linguine, nella proposta dello chef)
10 pomodorini secchi sott’olio (i miei giunti direttamente da Pantelleria)
50 g di mandorle spellate
un mazzetto di menta fresca
il succo e la scorza di un limone
una generosa presa di origano
3 cucchiai colmi di pangrattato
(caciocavallo ragusano, secondo la ricetta originale)
olio, sale e pepe

Preparazione:

Lo chef suggeriva di tritare tutti gli ingredienti e metterli in una casseruola con un filo di olio buono. Io ho preferito creare una sorta di “pesto”.

Tagliate a pezzetti i pomodorini secchi. Lavate la menta e pestatela nel mortaio (potete anche usare un frullatore…) insieme a due terzi delle mandorle e ad un filo d’olio extravergine di oliva che aggiungerete man mano. Quando il composto inizierà a diventare omogeneo, unite la scorza ed il succo del limone e un paio di cucchiai dell’acqua di cottura della pasta (che, frattanto, avrete cominciato a cuocere in acqua bollente salata!). Otterrete una salsina piuttosto densa e profumata di menta. Tritate grossolanamente le restanti mandorle. In un padellino antiaderente, mettete il pangrattato con un filo d’olio e tostatelo su fiamma bassa, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno, finchè assumerà un colore oro scuro.

Un paio di minuti prima del termine della cottura della pasta (che scolerete al dente), ponete sul fuoco una capace padella, versatevi un po’ d’olio, i pomodori secchi, le mandorle a pezzetti, una presa di origano e la salsina di menta, mandorle e limone. Rosolate brevemente e regolate di sale e pepe. Scolate la pasta e saltatela nella padella con il condimento. Spegnete la fiamma ed unite il pangrattato tostato e, a piacere, un altro po’ di succo di limone. Servite immediatamente.

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domenica 1 marzo 2009

Cous cous al pesto di agrumi (di Filippo La Mantia)

Oggi vi propongo una ricetta d'autore, il piatto di un grande chef Filippo La Mantia, che ho scoperto per caso (il piatto, non lo chef!) e mi ha subito conquistato. Il pesto di agrumi, in tutte le sue diverse declinazioni, è davvero delizioso e questo piatto nel suo insieme è uno straordinario connubio di originalità e semplicità. L'ho servito ad una coppia di amici invitati a cena all'ultimo minuto, facendo un figurone con pochissima fatica (anche perchè ho scelto come dessert un'altra ricetta d'autore, di grande effetto e facile realizzazione...che vi mostrerò la prossima settimana)!
Dunque, non mi resta che ringraziare Filippo La Mantia, che ha scelto di condividere con noi questa ricetta nel suo bellissimo sito (da cui tornerò ad attingere molto presto....).

Rispetto alla ricetta dello chef, ho voluto fare un piccolo cambiamento: al posto delle sarde fritte, che lui abbinava al cous cous, ho utilizzato dei filetti di triglia. Il risultato è ugualmente buono e, se posso permettermi, la resa cromatica del piatto è migliore, perchè il rosso-arancio della triglia dà un tocco di colore in più al piatto. Un altro abbinamento interessante che ho provato, in un'occasione successiva, è con le polpettine di "neonata" fritte...provatelo se vi capita, è eccezionale. Sempre che troviate della "neonata" freschissima, che, come si dice da noi, "sa di mare"!

Cous_Cous_agrumi_s

Ingredienti (per 4 persone)

250 g di cous cous (secondo me è pochino per 4, sarebbe stato meglio se fossero stati 350 g)
4 triglie medio-piccole sfilettate
farina di semola di grano duro (in alternativa, farina 00) q.b.
sale, pepe

3 cucchiai di olio extravergine di oliva
olio per friggere

per il pesto di agrumi

2 arance
1 mazzetto di basilico
10 foglie di menta fresca (io ne ho messe il doppio)
100 g di mandorle bianche (io ho usato quelle tostate con la pelle e ne ho messe un po' meno)
1 pomodoro verde
1 pizzico di origano
50 g di capperi sotto sale
50 g di pinoli tostati
2 cucchiai di olio extravergine di oliva

Preparazione

Potete preparare il pesto anche con un certo anticipo e, se non fa troppo caldo in casa, conservarlo a temperatura ambiente, in modo che non raffreddi troppo il cous cous quando lo condirete. Ma mi raccomando, condite il cous cous solo all'ultimo istante, altrimenti assorbirà velocemente tutto il pesto e tenderà ad asciugarsi troppo.

Lavate accuratamente le foglie di basilico e di menta. Spellate il pomodoro, privatelo dei semi e tagliatelo a pezzi grossolani. Sbucciate le arance e tagliatele a spicchi. Tostate i pinoli in un padellino anti aderente, su fiamma bassa, facendo attenzione a non bruciarli. Quando saranno pronti, metteteli da parte, non vi serviranno per il pesto.

Mettete nel bicchiere del frullatore (o, se siete armati di buona volontà, nel mortaio) il basilico, la menta, le mandorle, il pomodoro, l'origano, le arance, l'olio ed i capperi (lo chef li risciacquava prima, per privarli del sale di conservazione; io invece li ho messi con tutto il sale, perchè perdono trovo che perdano gran parte del sapore sciacquandoli...per prudenza potete aggiungerli poco per volta, assaggiando il pesto per controllare se risulti troppo salato e, se così fosse, potete dissalare gli altri prima di unirli). Frullate (o pestate) brevemente il tutto, cercando di mantenere il composto grezzo.

Preparate il cous cous (quello rapido ovviamente!). Io uso sempre lo stesos metodo, a prescindere dalla marca del cous cous che uso. Versatelo in una ciotola, unitevi 3 cucchiai di olio di oliva e mescolate accuratamente per imbibire tutto il cous cous. Portate ad ebollizione una quantità di acqua pari al volume del cous cous (un bicchiere di acqua, per ogni bicchiere di cous cous) con un pizzico di sale; versatevi il cous cous mescolando fino a che l'acqua si sarà assorbita. Spegnete la fiamma, coprite e fate riposare per 2 minuti. Aggiungete 2 noci di burro e riprendete la cottura, a fiamma bassa, per altri 2 minuti, sgranando il cous cous con una forchetta. Togliete dal fuoco, coprite e fate riposare in caldo per una decina di minuti.

Infarinate i filetti di triglia. Io ho utilizzato la semola di grano duro, una farina che qui al sud si chiama "farina di rimacinato", dalla grana più grossa rispetto alla farina bianca, che dà una grande croccantezza alle fritture. Friggeteli in poco olio caldo (basteranno un paio di minuti), quindi asciugateli su carta assorbente e teneteli in caldo fino al momento di servire (prima è, meglio è!).

Condite il cous cous con il pesto di agrumi, unite i pinoli precedentemente tostati ed impiattate, disponendo sopra ogni porzione due filetti di triglia fritti.

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domenica 9 novembre 2008

Minestra di ceci e polpi al rosmarino

Oggi ho un po' di tempo da dedicare a questo spazio (e ai vostri, ho fatto un bel giretto finalmente!) e quindi vi presento una ricetta preparata qualche settimana fa che richiede una spiegazione un po' lunga.

La ricetta è di Sadler, tratta dal libro "Menù per quattro stagioni". Desideravo provarla sin da quando ho acquistato il libro, più di un anno fa, ma non mi ero mai decisa, un po' perchè i ceci richiedono una lunga preparazione, un po' perchè l'accostamento legumi/pesce, che io apprezzo tantissimo, suscita una certa diffidenza negli altri componenti della mia famiglia.

Adesso che l'ho preparata, sono felice di averlo fatto, perchè è piaciuta anche agli scettici! Anzi, penso proprio che sperimenterò qualche altra zuppa con legumi e pesce...

Non fatevi spaventare dalla apparente complessità della preparazione; se ci si organizza bene e si preparano i vari componenti con un po' di anticipo non è poi così difficile da preparare. Ho apportato piccole modifiche alla ricetta originale; quella che riporto di seguito è la mia versione.

zuppaceciepolpicopia

Ingredienti (per 2 persone):

200 g di ceci 
4 polipetti (maiolini) 
2 cipolle di tropea piccole (in alternativa, una cipolla dorata e uno scalogno)
3 foglie di alloro
2 spicchi di aglio in camicia
20 g di pancetta affumicata a cubetti
20 pomodorini pendolini (circa)
mezzo bicchiere (circa) di vino rosso
3-4 rametti di rosmarino fresco
olio e.v.o.
sale, pepe nero macinato al momento (o peperoncino)

Preparazione:

Mettete a bagno i ceci in acqua fredda per almeno 5 ore. Io li ho messi a bagno al mattino e cotti dopo pranzo, e ho terminato la preparazione e servito il tutto a cena.

Cuocete i polipetti (i miei erano davvero piccoli e cuocendo, come sempre accade, si sono ristretti ulteriormente...direi che crudi pesassero circa 200 g) in acqua leggermente salata con uno spicchio di aglio in camicia e due foglie di alloro. Non so dirvi i tempi di cottura, variano molto a seconda della dimensione dei polpi. In ogni caso, devono diventare teneri.

Cuocete i ceci in acqua salata (circa un litro, forse più, perchè poi vi servirà l'acqua di cottura), con due foglie di alloro e uno spicchio di aglio in camicia, per circa un'ora e mezza (questi tempi si riferiscono alla cottura in pentola di coccio, che è un po' più lunga del normale). Se, controllando la cottura, doveste accorgervi che l'acqua si sta consumando troppo rapidamente, aggiungetene altra, sempre bollente, mi raccomando.

In una larga padella preparate un soffritto con la cipolla tritata (o lo scalogno), la pancetta a dadini ed i pomodorini tagliati a fettine. Unite un rametto di rosmarino e i ceci, fate rosolare velocemente e poi aggiungete circa 3 mestoli dell'acqua di cottura dei ceci. Lasciate cuocere a fiamma media per circa 15 minuti, quindi mettete da parte -in caldo- una parte dei ceci, diciamo meno della metà, e frullate il resto con un frullatore ad immersione, aggiungendo, se occorre, altra acqua di cottura dei ceci, per rendere la vellutata sufficientemente morbida. Dopo averla assaggiata, direi che la mia fosse ancora un po' troppo densa.

Pulite i polpi (nel mio caso non è stato necessario spellarli, perchè erano piccolissimi, se sono grandi converrà farlo) e tagliateli a pezzetti o rondelle. In una padella mettete un filo di olio, l'altra cipolla tritata ed un rametto di rosmarino, rosolate il tutto per un minuto, poi unite i polpi, bagnate con il vino rosso e lasciatelo evaporare.

RImettete i ceci interi nella padella ed unitevi i polpi, scaldando il tutto per un minuto o due.

Siamo arrivati alla fine: mettete nei piatti un mestolino di vellutata di ceci, aggiungete i ceci interi con i polpi e terminate con una macinata di pepe e qualche ago di rosmarino fresco. Volendo, la ricetta consiglia di insaporire, anzichè con il rosmarino a crudo, con un cucchiaio di olio, in cui avrete precedentemente fatto rosolare un rametto di rosmarino. Servite il piatto molto caldo. Sarebbe l'ideale servire in zuppierine monoporzione, che mantengono a lungo il calore.

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giovedì 21 agosto 2008

Riso "oriental style"

Eccomi di nuovo qui, dopo "ben cinque giorni" di vacanza nella magica Pantelleria. Purtroppo non ho immagini da mostrarvi, a causa di un incidente occorso alla nostra macchina fotografica (TRAGGGGEDIAAA! :-( SOB!)...ma sappiate che è stupenda...è già la terza volta che ci vado e mi piace sempre di più (nonostante gli inconvenienti più o meno seccanti che puntualmente si verificano quando ci andiamo!).

Devo ammettere di essere tornata con una gran voglia di rimettermi ai fornelli, nonostante il danno all'attrezzatura fotografica e le nuove, conseguenti, difficoltà nel fare le foto (speriamo di risolvere tutto quanto prima). Ed infatti, ho già preparato il riso che sto per mostrarvi, un'insalata specialissima che mi hanno insegnato degli amici proprio a Pantelleria, e dei biscotti, che vanno ad arricchire il repertorio del mio nuovo periodo "biscottoso", del quale nelle prossime settimane vedrete i frutti.

Questo piatto è nato dalla necessità di inventarmi una cenetta carina, pur in assenza di provviste (frigo vuoto, ma veramente vuoto...e poche altre cose, quelle di cui normalmente si hanno sempre delle scorte, tipo il riso appunto, e qualche surgelato). Non avevo preventivato di immortalarlo, ma poi era così buono che siamo corsi a prendere la macchina fotografica (o quel che ne rimane...)! L'ispirazione mi è venuta sfogliando il secondo volume del "Ricettario della Cucina Italiana", dove sono presenti alcune ricette di riso più o meno orientaleggianti, che io ho mescolato, aggiungendo poi altri ingredienti in base a gusto e disponibilità.

riso_orientale

La base della ricetta è un riso pilaf, il primo che mi sia mai riuscito bene sul gas (e non al forno), perché finalmente ho trovato la pentola giusta in cui cuocerlo, ossia una pentola di coccio, che solitamente uso per legumi e minestre.

Ingredienti (per circa 3 persone):

per il riso pilaf:

250 g di riso basmati
mezza cipolla dorata
2 chiodi di garofano
4 foglie di alloro

per il condimento:

100 g di pisellini
1 carota
1 cipolla
150 g di polpa di maiale a cubetti piccoli
un cucchiaino raso di zenzero
un cucchiaio di brandy (facoltativo)
pepe nero di mulinello
olio, sale

per completare:

un bicchierino (circa) di salsa di soia*

* la salsa di soia contiene spesso frumento, quindi se si vuole un piatto totalmente senza glutine occorre trovarne una che sia garantita come gluten free oppure sostituirla con qualcosa di diverso; ho provato con un mix di miele ed aceto balsamico, non sarà proprio "oriental style" ma non è affatto male!

Preparazione:

Cominciate con il riso. Mettete in una pentola di coccio (o altra che possa chiudersi in maniera perssoché ermetica, in modo da conservare il vapore all'interno) un volume di acqua doppio rispetto a quello del riso (ad esempio: due tazze d'acqua per ogni tazza di riso), mezza cipolla steccata con 2 chiodi di garofano, 4 foglie di alloro e un cucchiaino di olio; portate a bollore, unite un pizzico di sale, versate il riso, coprite e fate cuocere in base ai tempi indicati sulla vostra confezione, senza mai aprire né mescolare (metodo del completo assorbimento).

Nel frattempo, rosolate i pisellini (surgelati, nel mio caso) con un filo d'olio, un po' di cipolla tritata e una macinata di pepe, copriteli con due dita di acqua, abbassate la fiamma e portate a cottura. Potete anche cuocerli insieme alla carne; io non l'ho fatto perché temevo che, trattandosi di prodotto surgelato, cuocessero più di quest'ultima.

Scaldate nel wok due cucchiai di olio e rosolatevi la carota e la restante cipolla tritate per un minuto; unite il maiale a cubetti, fatelo dorare su tutti i lati, sfumate con il brandy (l'unico liquore che avessi in casa per sfumare...) e poi terminate la cottura a fuoco medio-alto, aggiungendo poca acqua (circa 100 g) tiepida e le spezie (zenzero e pepe). Occorreranno meno di dieci minuti. Verso la fine, unite i piselli cotti in precedenza. Quando il maiale sarà pronto, toglietelo dal wok e versate in esso la salsa di soia, scaldatela brevemente, quindi versatevi il riso, fatelo insaporire bene ed unite in ultimo il maiale. Saltate velocemente il tutto a fiamma vivace, regolate, se necessario, di sale, e servite ben caldo. Mangiate rigorosamente con le bacchette! ;-))

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lunedì 28 luglio 2008

Insalata di cous cous

Ovvero, la mia personale interpretazione del "taboulé"; e lo so benissimo che utilizzo impropriamente questo termine, perchè il taboulé si prepara con il burghul e si condisce in modo diverso ma...io l'ho sempre chiamato così....sarà che ho imparato a prepararlo molto prima di appassionarmi alla cucina e di acquisire conoscenze più specifiche leggendo e studiando qua e là!

Per presentarvi il mio "taboulé", ho utilizzato dei "contenitori" (questo è il post delle virgolette....!) un po' particolari e commestibili (nel mio caso si tratta di peperoni, ma vanno bene anche dei pomodori belli grossi).
Anzi, devo ammettere che questa ricetta è nata proprio al contrario: ero al super e ho visto questi deliziosi peperoni, di colore arancione vivo e più piccoli del solito, che non mi era mai capitato di vedere prima (vengono dall'Olanda, pare; perdonatemi, lo so che bisogna acquistare prodotti locali, ma uno strappo alla regola ogni tanto si può fare!!!); ho deciso subito di comprarne un paio, salvo poi non sapere, una volta tornata a casa, cosa farci! Già, perchè, essendo così carini, non volevo tagliarli, ma non mi andava nemmeno di farli "imbottiti" alla maniera palermitana, perchè, cuocendo a lungo in forno, avrebbero perso il loro aspetto fresco e carnoso.
Allora, ho optato per una via di mezzo, ossia per utilizzarli come contenitori edibili per il mio cous cous!

cous_cous

Il segreto di questo "taboulé" è la salsina di pomodoro crudo, menta e basilico che uso per condirlo; me l'ha suggerita una mia amica ed è stata una vera rivelazione! Impregna ben bene tutto il cous cous e lo condisce perfettamente, evitando che le verdure e gli altri ingredienti sembrino totalmente avulsi dalla semola (che rimane sempre un po' scondita)...

Ingredienti (per 2 persone...che fanno il bis!):

250 g di cous cous a grana medio-fine
3 o 4 pomodori ramati maturi
15 pomodorini (circa)
un mazzetto di basilico
una decina di foglie di menta
1 scatoletta di ventresca di tonno sott'olio
1 piccola melanzana
1 zucchina verde 
olio, sale, pepe

per la presentazione:

2 peperoni piccoli

Preparazione:

Preparate gli ingredienti per il cous cous. Lavate i pomodori, spellateli e privateli dei semi, tagliateli a pezzi grossi e frullateli insieme ad una decina di foglie di basilico, altrettante di menta, circa 3 cucchiai di olio extravergine ed una macinata di pepe. Tenete da parte, in fresco. Lavate e tagliate a metà i pomodorini.
Lavate la melanzana e la zucchina e tagliatele, rispettivamente, a cubetti ed a fettine, poi friggetele in abbondante olio caldo; sgocciolate su carta assorbente.

Lavate i peperoni, tagliate la calotta superiore, che metterete da parte; svuotateli dei semi e dei filamenti bianchi, salateli all'interno e metteteli capovolti per circa 30  minuti. Trascorso questo tempo, passateli sotto il grill per circa 10-15 minuti, poi sfornateli e conditeli con un filo d'olio, poco sale e una macinata di pepe; lasciateli "marinare" per un'altra mezz'ora circa. Tutto questo procedimento insaporirà il peperone e lo renderà leggermente più morbido senza però cuocerlo del tutto; io lo faccio perchè non amo i peperoni completamente crudi, ma se a voi piacciono potete risparmiarvi la fatica!!!

Preparate la semola, seguendo le istruzioni della confezione (lo so, lo so, orroreeeee uso quelli precotti...! ebbene si, lo confesso!).

Alcune marche di cous cous prevedono la semplice aggiunta di acqua o brodo in quantità eguale a quella della semola. Quello che compro io, invece, prevede un procedimento leggermente più complesso, che a mio parere dà un risultato migliore, ossia un cous cous più sgranato con chicchi ben separati e senza grumi.

Versate in una ciotola il cous cous, unite 3 cucchiai di olio extravergine di oliva e amalgamate bene con una forchetta, sgranando la semola. In una capace casseruola (la confezione suggerisce antiaderente ma io, dato che si deve sgranare energicamente con la forchetta, preferisco una casseruola d'acciaio) portate ad ebollizione 250 ml di acqua e 1 cucchiaio scarso di sale. Appena bolle, versate il cous cous e mescolate delicatamente in modo che tutta l'acqua venga assorbita. Spegnete la fiamma, coprite e lasciate riposare per 2 minuti. Aggiungete, poi, 2 noci di burro e riprendete la cottura a fuoco lento per altri 3 minuti, sgranando energicamente il cous cous con una forchetta, in modo da separare bene i chicchi. Spegnete la fiamma, coprite e lasciate riposare per circa 10  minuti.

Al momento di condirlo, sgranatelo ancora con la forchetta. Aggiungete adesso la salsina di pomodoro, basilico e menta e mescolate bene. Unite poi il resto degli ingredienti: il tonno spezzettato, le verdure fritte, i pomodorini tagliati a metà o in quattro e qualche foglia di basilico spezzettato con le mani. Amalgamate bene il tutto, distribuite il cous cous nei peperoni (ve ne avanzerà un bel po'), copriteli e metteteli in frigo fino al momento di servirli. Scoprirete che il cous cous conservato nei peperoni, ne avrà acquistato un vago sapore, con un risultato davvero particolare. E potrete decidere se mangiare il peperone insieme al cous cous, oppure consumarlo alla fine...
 

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sabato 21 giugno 2008

Insalata di farfalle con peperoni

Alla faccia di chi ha detto che pubblico poche ricette di pasta ma, soprattutto per partecipare, in extremis, alla raccolta di Dolcezza "Con gli azzurri davanti alla TV", vi propongo un'altra ricetta di pasta, fredda questa volta, da preparare in anticipo e da gustare, per l'appunto, davanti alla TV mentre si guarda la partita! Anche questa ricetta è tratta dal primo volume del Ricettario de La Cucina Italiana, che trovo meraviglioso, pieno di spunti interessantissimi.

Prima di passare alla ricetta, voglio ringraziarVI ancora tutti quanti per il sostegno ed il conforto che mi avete dato; non posso dire che le cose vadano meglio, ma io mi sento meglio. Cerco a poco a poco di riavviciarmi alla cucina (questa pasta è il primo esperimento riuscito dopo molti giorni di disastri e frustrazione...) ma, soprattutto, ho deciso di smettere di accennare ai miei problemi in questo blog. Questo è uno spazio allegro e leggero e desidero che rimanga così, perciò, quando posterò, sarà solo per parlarvi di una nuova ricetta e se non mi sentirò in vena, o mi sentirò triste, aspetterò un momento migliore per scrivere.

Detto questo, eccovi la ricetta di questa pasta, che ho trovato fresca e sfiziosa. Rispetto all'originale, ho cambiato il formaggio, accontentandomi di quel che avevo in casa, ossia una comunissima provoletta.

multi

Ingredienti (per due tifosi affamati):

250 g di farfallette
1 peperone giallo (in origine misti gialli e rossi)
1 zucchina
50 g circa di olive snocciolate, miste verdi e nere 
50 g circa di provoletta (in origine ricotta dura)
timo, menta, basilico
olio, sale, pepe

Preparazione:

Vi consiglio di preparare la pasta con un certo anticipo, ma non troppo, diciamo verso la fine del pomeriggio, in modo che abbia tempo di insaporirsi bene.
Lavate il peperone, mettetelo in una pirofila e passatelo sotto il grill per circa 20 minuti, avendo cura di girarlo per grigliarlo uniformemente (potete anche passarlo su una griglia ben calda). Sfornatelo e chiudetelo in un sacchetto di plastica (quelli per surgelare) fino a che si sarà raffreddato abbastanza da maneggiarlo senza scottarvi. Toglietelo dal sacchetto di plastica, spellatelo (chiuderlo nel sacchetto serve proprio a facilitare questa operazione), privatelo dei semi e tagliatelo a listarelle.
Tagliate le olive a pezzetti. Tritate finemente le erbe aromatiche, poi unitele ai peperoni e condite il tutto con un bel filo d'olio, sale e una macinata di pepe. Aggiungete anche le olive.
Lavate la zucchina e tagliatela a fettine sottili. Fatele appassire in una padella antiaderente calda, senza olio, salatele subito e lasciatele cuocere per circa 5 minuti. Dovranno restare un po' croccanti. Lasciatele raffreddare completamente, poi unitele al resto del condimento.
Tagliate a dadini il formaggio.
Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente e passatela sotto l'acqua corrente per qualche istante, poi condite con poco olio e lasciatela raffreddare.
Quando sarà fredda, unite il condimento, mescolate bene, e per ultimo unite il formaggio a dadini. Mettetela in una pirofila, condite ancora con poco olio e terminate con una macinata di pepe. Lasciate riposare la pasta per un paio d'ore prima di servirla (non occorre metterla in frigo a mio parere, a meno che non la prepariate con molto anticipo).

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domenica 15 giugno 2008

Strangozzi con melanzane

Innanzi tutto consentitemi di esordire con una premessa che non ha nulla a che vedere con la ricetta: questo per la mia famiglia è un periodo difficile e pieno di preoccupazioni, ed io non ho più tempo da dedicare al mio ed ai vostri blog. Voglio scusarmi con chi mi ha detto di sentire la mancanza dei miei commenti e con chi riceve una risposta ai commenti lasciati qui solo dopo molto tempo. Infine, mi dispiace non potere più seguire con la stessa assiduità i miei blog preferiti.
Io mi auguro che questo momento passi presto...nel frattempo prometto di fare il possibile per mantenere vivo il blog ed i contatti con tutti voi, anche perchè mi sono affezionata a questo spazio (e ai vostri, ed anche ai vostri commenti, saluti, ai nostri scambi di opinioni, alle raccolte di ricette e...persino ai MEME!!!) e in genere a questo strano mondo dei food-bloggers.

Ok, fine della parentesi, adesso si torna a parlare di cibo. Oggi avevo deciso di pubblicare un'altra ricetta dedicata alla colazione, ma poi una persona mi ha fatto notare che su questo spazio abbondano i dolci ma scarseggiano i primi e così ho cambiato programma ed ho deciso di presentarvi questa pasta, una delle ultime cose che sia riuscita a cucinare (e che fosse degno di foto) prima dell'inizio di questo caos...ma da domani ricomincerò, e intendo dedicarmi ai primi piatti e, se ci riesco, al pesce.

tagliolini_nella_melanzana

Ingredienti (per 2 persone):

1 melanzana tonda  (qui le chiamano "tunisine",sono quelle viola,per intenderci)
200 g di "strangozzi" De Cecco (o tagliolini)
500 g (circa) di pomodori maturi
100 g di scamorza di bufala affumicata
basilico q.b.
olio, sale, pepe nero di mulinello
una decina di pomodorini o altri pomodori per decorare

Preparazione:

La ricetta è liberamente (mooolto liberamente, in pratica è rimasto il formato di pasta e la presentazione nella melanzana!) ispirata ad una ricetta del primo volume del Ricettario de La Cucina Italiana che è uscito in edicola alcune settimane or sono.

Tra gli ingredienti ho inserito il basilico, che andrebbe unito ai pomodori ed utilizzato alla fine per decorare il piatto; io non ne avevo in casa quando ho preparato questa pasta, quindi nella foto non lo vedete, però ci sta benissimo. Quindi, immaginate che sia sparso, tritato finemente, sui pomodorini di contorno e sulla pasta!!! ;-P

Preriscaldate il forno a 200°. Lavate ed asciugate la melanzana, tagliatela a metà in orizzontale e tagliate due sottili fette dalla parte superiore ed inferiore, in modo che le due metà risultino stabili. Praticate un'incisione circolare all'interno delle mezze melanzane, a circa un centimetro e mezzo dal bordo, quindi svuotatele della polpa, che terrete da parte. Spennellate i due "gusci" con l'olio, disponeteli in una pirofila leggermente unta con la parte cava rivolta verso l'alto ed infornatele a 200° (meno se il vostro forno è potente) per circa 20 minuti.
Tagliate la polpa della melanzana a dadini e rosolatela in una padella con due cucchiai di olio per circa 2 minuti, poi unite un dito d'acqua e proseguite la cottura a fiamma moderata per circa 6-8 minuti (in alternativa, potete friggerla, la pasta risulterà ancora più gustosa!).
Lavate, pelate i pomodori e privateli dei semi; tagliateli a piccoli cubetti e poneteli in una ciotola a marinare con un filo d'olio, una macinata di pepe, un pizzico di sale e del basilico spezzettato finemente per circa 15 minuti. Condite allo stesso modo i pomodorini che disporrete attorno alla melanzana, dopo averli tagliati a quarti.
Tagliate anche la scamorza a dadini.
Cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata. Nel frattempo, mescolate i pomodori con le melanzane a cubetti ed unite anche la scamorza. Quando la pasta sarà pronta, saltatela nella padella con il condimento. Quindi, distribuitela nelle melanzane precedentemente cotte al forno e passate il tutto sotto il grill per qualche minuto.
Impiattate le melanzane e disponetevi intorno i pomodorini marinati; completate con un filo d'olio ed una manciata di basilico tritato e servite.

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giovedì 22 maggio 2008

Calamarata con sugo di calamari

Ecco un altro primo gustoso, a base di pesce stavolta.
La calamarata è un formato di pasta che mi ha sempre attratto, ma poi per un motivo o per un altro, non l'avevo mai comprata fino ad ora. Poi un giorno, al super, ho visto questa della De Cecco, in quelle splendide confezioni di cartone che riservano ai formati speciali, e non ho saputo resistere.
Per condirla, come primo esperimento, ho deciso di usare il più tipico dei sughi da abbinare a questo formato di pasta, ossia un sughetto di calamari, cui ho aggiunto dei pomodori secchi, perchè trovo che stiano benissimo con il pesce, specie se dal gusto piuttosto intenso come i calamari.
Il risultato, mentre lo saltavo dentro al wok, mi è parso così allettante che ho deciso di immortalarlo così com'era, lasciando perdere gli sfondi, la composizione del piatto e tutti gli altri accorgimenti da food-stylist!

calamarata_in_padella_

Ingredienti (per 2 persone):

250 g calamarata De Cecco
1 calamaro medio (circa 300 g)
10 pomodorini
5 pomodori secchi
1 mazzetto di prezzemolo
50 g (?) di olive nere denocciolate
mezza cipolla rossa
mezzo spicchio d'aglio
un pizzico di zenzero in polvere
mezzo cucchiaino raso di curry forte (vi consiglio quello equo e solidale)
olio, sale, pepe rosa

Preparazione:

Preparate tutti gli ingredienti: pulite il calamaro e tagliatelo a rondelle sottili; tagliate anche i tentacoli. Tagliate i pomodorini e privateli dei semi. Ammorbidite i pomodori secchi in acqua tiepida per circa 20 minuti, poi tagliateli a pezzettini. Tritate il prezzemolo. Snocciolate le olive e tritatele grossolanamente.
Cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata (iniziate subito, ha un tempo di cottura piuttosto lungo). Mettere in una padella (io ho usato il wok) la cipolla tritata e l'aglio intero, con due cucchiai di olio extravergine d'oliva. Farli soffriggere brevemente, poi unite il calamaro e, dopo circa un minuto, i pomodori freschi e secchi, le olive ed il pepe rosa. Bagnate con un mestolo di acqua di cottura della pasta e proseguite la cottura a fiamma vivace per circa 8 minuti. Verso metà cottura unite lo zenzero e poco prima del termine della cottura, salate. Spegnete il fuoco ed unite il curry. Scolate la pasta al dente e saltatela velocemente insieme al condimento, terminando con dell'altro prezzemolo tritato. Servite subito, anche perchè, essendo la pasta molto porosa, tende ad asciugarsi rapidamente.

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venerdì 16 maggio 2008

Tagliatelle al pesto di asparagi

Vi ricordate qualche settimana fa, quando vi proponevo (o forse proPINAvo ;-P) piatti invernalissimi mentre fuori si affacciava la primavera, con le sue primizie? Vi accennavo come ciò dipendesse dalla mancanza di tempo che mi impediva di preparare piatti nuovi. Ebbene, questa pasta è stata la prima ricetta sfiziosa a base di ingredienti primaverili che abbia preparato dopo il mio " periodo buio" (poi ne ho fatte tante altre...).
Spero solo di non aver atteso troppo a presentarvela...si, insomma, gli asparagi si trovano ancora no?

pesto_di_asparagi

Ingredienti (per 2 persone):

200 g di tagliatelle (io ho scelto quelle a nido, De Cecco)
un mazzetto di asparagi (i miei erano quelli sottili)
2 cucchiai di pinoli
80 g di ricotta (circa...non ho segnato la quantità!)
un limone
basilico, menta
olio, sale, pepe

Preparazione:

Lavate e mondate gli asparagi; tagliate la parte terminale del gambo e, se necessario, raschiateli con un pelapatate, per eliminare lo strato esterno più duro. Tagliate le punte e mettetele da parte, poi tagliate a grossi pezzi i gambi. Lessate questi ultimi in acqua bollente salata per circa 8-10 minuti (so che di solito si cuociono meno, ma io preferisco che siano un pochino più teneri).
Scolateli con un mestolo forato. Lessate le punte per circa 4 minuti, scolatele e tenetele da parte.
Frullate i gambi con una manciata di pinoli, 5 o 6 foglie di menta, la ricotta, un paio di foglie di basilico e due cucchiai (circa) di olio. Regolate di sale e pepe. Se necessario, allungate il pesto con poca acqua di cottura della pasta (perchè le stavate già cuocendo anche se io non l'avevo detto, vero?? ;-P) per renderlo più fluido.
Cuocete le tagliatelle e scolatele al dente. Conditele con il pesto, aggiungete la scorza del limone grattugiata e il resto dei pinoli interi. Impiattate le tagliatelle e completate con le punte degli asparagi che avevate preparato in precedenza.

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martedì 29 aprile 2008

Pappardelle con vellutata

Avevo forse detto di aver finito le ricette invernali arretrate? Beh...ehm....mi sbagliavo! Ne ho ancora...! E se il risotto della scorsa settimana tutto sommato poteva ancora andare, direi che una vellutata di patate e porri è davvero troppo invernale ormai! Ma...questa foto mi piaceva troppo e poi si potrebbe ripensare la ricetta in una versione più...estiva! Che ne direste, ad esempio, di una bella crema fredda di pomodori? Io ce la vedrei bene...
E poi, ormai lo sapete, è proprio un periodo nero per la mia cucina, non ho tempo e nemmeno energie da dedicarle...vivo di espedienti o lascio che cucini mio marito, quindi non ho nessuna ricetta nuova da proporvi. Se a questo aggiungete che, quando ho tentato di preparare qualcosa di nuovo, magari veloce, proprio perchè morivo dalla voglia di mettermi a cucinare ed di provare qualcuna delle tonnellate di ricette che ho segnato nella mia "to do list", sono riuscite delle ciofeche incredibili...beh, non vi resta che compatirmi e tollerare ancora per qualche settimana questa specie di appendice culinaria invernale. :-(

pappardelle_su_vellutata

L'idea di abbinare le pappardelle alla vellutata l'ho presa dal numero di..marzo mi pare, di Cucina Italiana. Lì la pasta era condita con dei carciofi che io, quando mi sono apprestata a preparare la ricetta credendo di avere tutto il necessario, ho scoperto di non avere (ma questo per me è normale...non c'è una volta che non dimentichi qualcosa quando vado a fare la spesa!), quindi li ho sostituiti con dei pisellini freschi. Non so quanti fossero esattamente, perchè ne avevo comprato e cotto una quantità industriale, una parte dei quali è finita in questo piatto; regolatevi voi.

Ingredienti (per 2 persone):

1 porro
1 scalogno
1 patata grossa
400 ml di acqua

80 g di pappardelle
150 (?) g di pisellini freschi sgranati
mezza cipolla
acqua q.b.
un pizzico di zenzero secco

olio, sale, pepe
qualche foglia di menta fresca

Preparazione:

Lavate e mondate il porro, e tagliatelo a rondelle sottili; mondate e affettate finemente anche lo scalogno; pelate la patata e riducetela a cubetti piuttosto piccoli. Soffriggete le verdure in due cucchiai di olio d'oliva, poi unite l'acqua, salate poco, coprite, lasciando aperto uno spiraglio e cuocete su fiamma bassa per circa 20 minuti. Considerate che deve restare piuttosto liquida, quindi se occorresse aggiungete altra acqua (calda). Una volta cotte le verdure, frullatele con il minipimer, aggiungendo la panna. Regolate di sale e pepe. La vellutata è ottima anche senza la panna. Se volete evitarla, sostituite 100 ml di acqua con altrettanti di latte parzialmente scremato e, quando frullate, aggiungetene ancora un pochino per renderla più cremosa.
Nel frattempo, cuocete i pisellini rosolandoli, insieme alla cipolla tritata, in un velo d'olio, unendo circa mezzo bicchiere di acqua o brodo, un pizzico di zenzero e portando a cottura. Al termine salateli.
Mentre le verdure cuociono, fate cuocere anche le pappardelle, scolandole al dente. Condite le pappardelle con i pisellini, un cucchiaio di panna da cucina e delle foglioline di menta fresca spezzettate con le mani.
Impiattate mettendo un mestolino di vellutata in ogni piatto, cui sovrapporrete le pappardelle cercando di disporle a nido. Terninate con qualche altra foglia di menta, un filo d'olio e una macinata di pepe.

Ecco, mentre mi accingo a pubblicare la mia caldissima vellutata, qui fuori ci saranno 30 gradi e tira vento di scirocco! :-(

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martedì 22 aprile 2008

Prima che sia troppo tardi...

Vi avevo avvertito di avere ancora qualche ricetta piuttosto invernale da postare...ebbene, questa dovrebbe essere l'ultima. E con un po' di buona volontà dovreste riuscire ancora a trovare del radicchio decente, se per caso vi andasse di riprodurla.
Che poi non è che sia chissà che invenzione, anzi è proprio un classico, che più classico non si può, e per la verità non ho segnato esattamente le dosi....ma insomma, per ora vivo di post prefabbricati e salvati nel mio archivio (che sono tutto ciò che mi posso permettere di pubblicare in questo momento, causa mancanza di tempo), cui aggiungo qualche frasetta introduttiva giusto per non mettervi solo la ricetta nuda e cruda, quindi.....beccatevi 'sto risotto al radicchio e provola affumicata!

risotto_radicchio

Ingredienti:

200 g di riso arborio superfino
1 piccola cipolla rossa
1 cespo di radicchio rosso (trevigiano preferibilmente, oppure di Chioggia)
1,2 l (circa) di brodo di carne (quello avevo, ma va bene anche vegetale)
mezzo bicchiere scarso di vino bianco
150 g di provola affumicata
50 g (circa) di noci
olio, sale, pepe
un cucchiaino di parmigiano

Preparazione:

Mondate e lavate il radicchio, conservatene due foglie per la decorazione, poi tagliate il resto a listarelle sottili. Tritate la cipolla e portate a bollore il brodo. In una padella dai bordi alti fate soffriggere la cipolla in due cucchiai di olio extravergine di oliva, unite il riso e tostatelo bene; sfumate con il vino bianco e, quando sarà evaporato, bagnate con un mestolo di brodo bollente; proseguite la cottura aggiungendo il successivo mestolo di brodo solo quando il riso avrà assorbito quello precedente. Dopo circa 5 minuti, aggiungete il radicchio e mescolate bene. Portate il riso a cottura mescolando molto spesso (aiuterà a rendere più cremoso il risotto). Mentre il risotto cuoce, tritate grossolanamente le noci, tenendone due intere da parte per la decorazione; tagliate la provola a fettine sottili o a cubetti.
Quando il riso sarà cotto e ben cremoso, spegnete il fuoco e mantecate con il parmigiano e la provola. Unite, infine, le noci. Regolate di sale, se occorre, e terminate con una macinata di pepe nero.
Disponete il risotto nei piatti, dentro alla foglia di radicchio conservata in precedenza, oppure di fianco alla stessa (o come vi pare, insomma!!! :-P), decorate con la noce e servite ben caldo.
 

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lunedì 31 marzo 2008

Farfallette tricolori con zucca e pomodorini al forno

Oggi una ricettina veloce e gustosa, a base di zucca. L'idea è nata dalla volubilità del mio consorte il quale ama variare e sopporta a fatica la mia smodata passione per la zucca! Già al terzo/a risotto/pasta/crema con la zucca ha iniziato a manifestare segni di sconforto tutte le volte che vedeva un pezzo di zucca nel frigo! E sappiate che quando vado a fare la spesa da sola, ne porto sempre a casa almeno un pezzetto...motivo per cui lui mi accompagna spesso dal fruttivendolo impedendomene l'acquisto!! ;-P
Ok, scherzo, non è così severo, mangia qualsiasi cosa gli prepari (magari brontola ogni tanto...ma più che altro per gioco!) ma è pur vero che non volevo preparare di nuovo la classica pasta con la zucca (a dadini, a filetti, in crema...sempre di zucca si tratta!) e così scrutando il frigorifero mi è venuta l'idea di abbinarla con i pomodorini, ma non dei semplici pomodorini, dei pomodorini gratinati al forno, che acquistano un gusto davvero stuzzicante!

farfalle_tricolori

Ingredienti (per 2 persone):

250 g farfallette tricolori De Cecco
15 pomodorini
pangrattato q.b.
300 g di polpa di zucca
mezzo bicchierino di brandy
olio, sale, pepe, noce moscata
100 g di certosa
1 cipolla dorata

Preparazione:

Lavate e tagliate i pomodorini a metà, togliete i semi e disponeteli in una teglia, con la parte svuotata rivolta verso l'alto. Salateli, pepateli e riempite le cavità con un paio di cucchiai di pangrattato e, se ne avete, un pizzico di timo. Aggiungete un filo di olio e ponete sotto il grill alla massima potenza per circa 10 minuti o fin quando i pomodorini si saranno asciugati e appariranno rugosi e il pangrattato dorato. Soffriggete la cipolla tritata in poco olio, unite la zucca a cubetti, rosolatela e poi sfumate con il brandy, fatelo evaporare ed unite circa mezzo bicchiere d'acqua calda. Fate cuocere la zucca per circa 15 o 20 minuti; deve risultare tenera. Se necessario aggiungete altra acqua calda. Nel frattempo, fate cuocere le farfallette in abbondante acqua bollente salata. Quando la zucca sarà cotta, prelevatene due cucchiai e frullateli con un cucchiaio di certosa ed uno di acqua di cottura della pasta. Scolate le farfallette al dente e fatele saltare nella padella della zucca, unendo la crema di zucca e, in ultimo, i pomodorini al forno. Impiattate e completate con dei fiocchetti di certosa (che nella foto non si vedono perchè l'avevo dimenticata e l'ho aggiunta solo dopo lo scatto!!).

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giovedì 13 marzo 2008

Tagliolini neri con sugo di triglie

Quand'è che imparerai a cucinare il pesce?? E' una frase che mi sono sentita dire spesso, specie da quando ho aperto il blog. Mi si tacciava di essere una cuoca incompleta, considerando che abito a Palermo! Qui abbiamo a disposizione del pesce sempre fresco e buonissimo e io non lo cucinavo quasi mai, almeno se parliamo di cucinarlo sul serio, in qualche ricetta che andasse oltre il semplice pesce al cartoccio o la pasta con il pesce spada!
Paragonata ad una delle mie blogger preferite, che cucina prevalentemente pesce, in abbinamenti insoliti e sempre originali, facevo una magra figura. Se poi considerate che il mio pescivendolo è sempre fornitissimo e che il suo banco è una vera gioia per gli occhi, che ti fa venir voglia di comprare di tutto.....era un vero peccato non cimentarmi!
E così un giorno, mentre ero sul punto di acquistare l'ennesimo pesce da fare arrosto o al cartoccio, ho cambiato idea e mi sono detta: proviamo qualcosa di diverso!
Ho visto delle bellissime triglie (che io adoro!!!!) che sembravano implorare "compraci, compraci!!" e prima di rendermi bene conto le avevo acquistate. Male che vada, ho pensato, potrò farle in umido, come faccio di solito.
Invece, mi sono infilata in cucina e mi sono lasciata guidare dall'istinto e dall'ispirazione del momento...ne sono venuti fuori questi "tagliolini al nero di seppia con ragù di triglie".
E siccome questo piatto è stato l'inizio delle mie sperimentazioni con il pesce, soprattutto nei primi piatti, nonché la fine degli appunti sulla mia incapacità di cucinarlo, direi che possa andare bene per il meme di Lenny "un piatto di potere".

EDIT: con questa ricetta partecipo anche al contest  2011 di Kitchenqb e Pesca in Sicilia, dedicato al pesce nella cucina siciliana e mediterranea.
ragù_di_triglie
Questo meme presuppone che si racconti una storia, oltre ad una ricetta; una conquista legata alla nostra cucina. Certamente, il mio esordio con il pesce è una piccola conquista, ma ci tengo a dirvi che il mio vero e più riuscito piatto di potere è stato certamente lo strudel! se andate a leggere quel post, scoprirete che mio marito mi ha tormentato fin quando non sono riuscita a produrre lo strudel, a suo dire, perfetto. E' stata una sorta di traguardo per me, dato che i miei precedenti strudel li assaggiava a stento, sostenendo che non avessero nulla a che vedere con il VERO strudel! Da allora, invece, ogni tanto mi trovo il frigo casualmente pieno di mele, comprate da mio marito a titolo di tacita richiesta! Ma la ricetta l'ho già postata da tempo e non conteneva un riferimento al meme di Lenny, coisì ho deciso di partecipare con quest'altra ricetta.
Ingredienti (per due persone molto affamate):
200 g di tagliolini al nero di seppia
5 triglie piccole
menta fresca
6 pomodori secchi
2 pomodori tondi
due cucchiai di pinoli
un cucchiaio raso di passolina
un cipollotto
1 spicchio d'aglio
due dita di brandy
la scorza di mezzo limone e circa un cucchiaio di succo
sale, pepe
olio e.v.o.
Preparazione:
I tagliolini li avevo già in casa, facevano parte di un cesto di specialità gastronomiche arrivato in dono per Natale; erano buoni, ma poco saporiti. Sono certa che il piatto sarebbe riuscito meglio con della pasta al nero di seppia fatta in casa!
Mettete l'acqua per la pasta sul fuoco e preparate tutto l'occorrente per il sugo: fate rinvenire i pomodori secchi in acqua calda per circa 20 minuti; lavate e spellate i pomodori freschi, privateli dei semi e tagliateli a piccoli cubetti; pulite e sfilettate le triglie, eliminando tutte le lische con l'aiuto di una pinzetta; tagliate i filetti a striscioline; spellate lo spicchio d'aglio e tritate finemente il cipollotto. Tostate i pinoli in un padellino antiaderente, avendo cura di non bruciarli (vi assicuro che vale la pena di sporcare un altro padellino, i pinoli tostati sprigionano un profumo incredibile e danno molto più sapore!).
Cuocete la pasta. Nel frattempo, preparate una padella con lo spicchio di aglio, il cipollotto tritato e due o tre cucchiai di olio extravergine di oliva. Soffriggete brevemente, poi aggiungete le triglie, rosolatele velocemente mescolando con un cucchiaio di legno, in modo che si dorino uniformemente. Sfumate con il brandy e dopo qualche istante unite il succo e la scorza del limone, i pomodori secchi e freschi, la menta (io ne ho messe una dozzina di foglioline, spezzettate con le mani), la passolina e i pinoli e proseguite la cottura per circa 4 minuti (forse anche meno). Scolate la pasta al dente e saltatela in padella con il condimento.

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