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mercoledì 20 ottobre 2010

Risotto con fiori di zucca, alici e mozzarella

Ricetta di…Moscerino!

L’altro giorno, avevo comprato tutto l’occorrente per dei succulenti fiori di zucca “alla romana”, ossia ripieni di alici e mozzarella e fritti in una soffice pastella. Non viene l’acquolina solo a sentirne parlare? Solo che poi, tornata a casa, mi sentivo davvero stanca; in più la mia bilancia mostra numeri mai raggiunti prima, il che, se ancora non mi manda nel panico, certamente desta qualche preoccupazione, così ho deciso di lasciar perdere la frittura. Mi restavano però quei fiori di zucca e non sapevo come cucinarli.
Poi, ho avuto un’illuminazione: perchè non convertire il ripieno in un condimento? Restava un solo dubbio: pasta normale, lasagne, o riso? Ho scartato la pasta perché temevo che il condimento non fosse abbastanza avvolgente, nonostante la mozzarella. Le lasagne le ho escluse, perché avrebbero richiesto della besciamella e non volevo che quest’ultima coprisse il sapore che avevo in mente. Dunque, è stato riso. Questo riso.
 
risotto_fiorizucca_alici_mozzarella_s
 
D’accordo, magari non sarà la scoperta del secolo, e scommetto che qualcun altro ci avrà pensato, ma lì per lì mi è parsa un’idea geniale. Ed è piacevole ogni tanto non dover dire “la ricetta originale è di…”.
E tra l’altro, per essere una ricetta improvvisata, era davvero buonissima. Mi dispiace solo non aver appuntato esattamente la quantità di fiori di zucca usati (ho contato i pistilli per cercare di determinarla a posteriori!!).
Suggerirei soltanto di aumentare la quantità di acciughe; ne ho messe poche per prudenza, ma avrebbero potuto sentirsi di più. Oppure, perchè non provare con la colatura di alici?
Come vedete, sono arsa da “sacro fuoco culinario”; altro che una ricetta al mese, ne ho pubblicate tre in meno di due settimane, ne ho trovate almeno altrettante in archivio che voglio assolutamente proporvi e cucino cose nuove in modo quasi compulsivo!!
Ma io sono fatta così. O sono iper entusiasta, o mollo del tutto. Non conosco le mezze misure. Ed infatti, mi ha stupito e compiaciuto constatare che, sebbene a fasi alterne, questo blog esiste da ormai tre anni (mi sono dimenticata il comple-blog...)! Non credevo avrei resistito tanto.
NOTA: Con questo risotto partecipo alla raccolta di Ricette con la zucca del blog “Non tollero il lattosio”.
 
Ingredienti (per 3 persone):

250 g di riso arborio
1 cipolla dorata piccola
30 (circa) fiori di zucca freschissimi
5 filetti di alici sott’olio (io ne metterei di più, se vi piacciono)
100 g (circa) di mozzarella fior di latte (quella artigianale però…mica quella “plasticosa” delle buste!)
mezzo bicchiere di vino bianco per sfumare
brodo vegetale q.b. (circa 1,5 lt)
olio etravergine d’oliva
sale
pepe nero di mulinello

Preparazione
 
Preparate il brodo (non stavate pensando di usare il dado, vero????). Io ne faccio uno piuttosto veloce, che poi ho scoperto essere simile a quello proposto su Gennarino, che chiamano “brodo vegetale rovesciato”. Vi scrivo la mia preparazione. Tagliate grossolanamente sedano, cipolla, carote ed, a seconda della disponibilità,  altre verdure veloci da pulire, io uso quasi sempre patate, zucchine e pomodori. Scaldate un cucchiaio d’olio extravergine di oliva in una pentola profonda, soffriggetevi velocemente le verdure (bastano una trentina di secondi), quindi aggiungete acqua quanta ne occorre, sale grosso ed erbe aromatiche a volontà: io, di solito, uso basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, alloro. Se volete, potete mettere anche un pezzetto piccolissimo di peperoncino o qualche grano di pepe, o arricchire con altre spezie, come coriandolo, semi di finocchio, cumino, etc. Ma vi sto complicando la vita vero? Doveva essere un brodo veloce, quindi non divaghiamo! Fate sobbollire per circa 15 minuti se vi occorre solo il brodo, da venti a trenta se volete utilizzare le verdure (passandole con un po’ del brodo prelevato dal totale, otterrete una deliziosa vellutata di verdure). Filtrate il brodo o, ancor meglio, se avete fretta, prelevatene un mestolo per volta e versatelo sul riso facendolo passare attraverso una schiumarola o un “ragno”, per trattenere le verdure e le spezie.
Passiamo al risotto. Lavate i fiori di zucca ed asciugateli delicatamente con della carta assorbente. Puliteli dai filamenti verdi esterni e togliete il pistillo centrale (quello giallo, con il polline, per intenderci). Tagliatene una metà a listarelle sottili e l’altra metà a metà (scusate la ripetizione) nel senso della lunghezza. Se volete, tenetene da parte un paio interi per la decorazione.
Tritate la cipolla. Mettete due cucchiai di olio extravergine in una casseruola bassa e larga; unite la cipolla, i filetti di acciughe e i fiori di zucca a listarelle e soffriggete il tutto per uno o due minuti; unite il riso e tostatelo bene mescolando continuamente (deve apparire “lucido”), sfumate con il vino (non è male nemmeno con la birra) e lasciatelo evaporare. Abbassate la fiamma ed Iniziate ad aggiungere il brodo bollente, un mestolo per volta. Abbassate la fiamma e proseguite la cottura mescolando sempre. Ci vorranno circa 15 minuti. Cinque minuti prima della fine, unite i fiori di zucca rimasti (quelli tagliati solo a metà) e regolate, se necessario, di sale (occhio, che dovrebbe essere già bello saporito, tra brodo ed acciughe). Quando il riso sarà cotto, spegnete la fiamma. Fuori dal fuoco, unite la mozzarella tagliata a dadini e mescolate per farla sciogliere. Servite caldo.

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domenica 7 marzo 2010

“Paella” Express

Questa volta la lunga assenza non è dovuta a pigrizia o scarsa ispirazione, ma ad un problema tecnico; il mio adorato gioiellino rosa (leggasi il mio pc portatile) è rimasto all’assistenza per quasi una settimana…e temo che dovrà tornarci, perchè non siamo riusciti a risolvere il problema. Potremmo dire che…”ha il respiro affannoso” (la ventola non funziona a dovere) e mi sa che dovranno spedirlo alla casa produttrice per farla sostituire! Sigh! Perciò, credo che non potrò pubblicare per un po’…

Ma andiamo alla ricetta. Le virgolette nel titolo direi siano d’obbligo, perchè pur non conoscendo la ricetta della vera paella, credo che questa sia una versione piuttosto semplificata….e soprattutto preparata senza l’apposita “paellera”, ossia il tegame largo e basso con i doppi manici che utilizzano in Spagna. Mi sono dovuta accontentare di una larga padella in alluminio con rivestimento antiaderente. La ricetta originale, che ho leggermente modificato, proviene dal libro “Riso!” edito da Guido Tommasi (libro favoloso, lo adoro!!!).

Paella express_s

La ricetta prevedeva l’utilizzo di un riso definito “tondo”; io ho utilizzato un riso bianco tondo tipo “balilla” preso al NaturaSi, ma ritengo che un classico arborio possa andare bene ugualmente.

Ingredienti (per 4 persone circa):

400 g di riso tondo balilla
400 g di gamberetti (con il guscio)
200 g di petto di pollo a cubetti (piccoli)
200 g di filetto di maiale a cubetti (piccoli)
1 cipolla lunga*
1 peperone rosso*
1 calamaro medio tagliato ad anelli*
100 g (??) di pisellini*
1 limone (scorza e succo)*
1 l di brodo di pollo (io ho usato un fumetto di pesce fatto utilizzando le teste dei gamberi)
4 pomodori tondi
2 spicchi d’aglio
1 bustina di zafferano (preferibilmente a fili)
1 pizzico di paprika
olio evo, sale, pepe nero di mulinello

* ingredienti non presenti nella ricetta originale

Preparazione:

Preparate (o scaldate) il brodo o fumetto di pesce. Lavate i gamberi e privateli della testa (che userete per il fumetto, altrimenti lasciateli interi); lavate ed asciugate il calamaro. Lavate i pomodori, spellateli, privateli dei semi e tagliateli a cubetti. Lavate anche le verdure. Tagliate la cipolla ad anelli ed il peperone a cubetti. Prendete una larga padella (o meglio, se l’avete, una paellera), scaldatevi due cucchiai d’olio e rosolatevi gli spicchi d’aglio interi e la cipolla. Aggiungete il pollo e il maiale e rosolateli bene per due-tre minuti, quindi aggiungete anche i pisellini, il peperone ed il calamaro ad anelli. Soffriggeteli per cinque minuti a fuoco medio, quindi unite il riso, tostatelo bene ed aggiungete circa metà del brodo caldo. Unite i pomodori a pezzi, la paprika, lo zafferano e un pizzico di sale, mescolate, abbassate la fiamma e coprite (se non usate la paellera). Lasciate cuocere circa dieci minuti, quindi mescolate, unite il restante brodo (attenti però al grado di cottura del riso, sappiatevi regolare con la quantità di brodo) e proseguite la cottura per altri cinque minuti, circa. Unite, infine, i gamberi e terminate la cottura (dovrebbero volerci meno di cinque minuti). Spegnete il fuoco, aggiungete la scorza grattugiata del limone ed un po’ di succo, terminate con una generosa macinata di pepe nero. Impiattate e servite ben caldo.

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mercoledì 9 dicembre 2009

Esercizio di fotografia: spezzatino con patate

La ricetta di oggi è un vero classico, sono certa che ognuno di voi l’abbia già preparata mille volte e abbia la propria versione dello spezzatino con le patate. In merito esistono diverse scuole di pensiero, divise essenzialmente in due correnti principali: quelli che “ci vuole il pomodoro” e quelli che “deve essere bianco”; e poi c’è chi usa vino bianco, chi vino rosso, chi non mette l’aglio..insomma a ciascuno il suo spezzatino.
Io ho scelto la ricetta che vedrete tra poco, tratta da questo sito di ricette garantite come tradizionali toscane; non mi intendo abbastanza di cucina toscana da potervelo confermare, ma posso dirvi che lo spezzatino era buono e le indicazioni di preparazione, benché semplici, assolutamente perfette.

Lo pubblico più che altro perchè, quando l’ho cucinato, ho deciso di cimentarmi in una specie di esercizio di fotografia, consistente nel rendere attraente la foto di una pietanza decisamente poco fotogenica, quale può essere uno spezzatino con il sugo! Che ne dite, ci sono riuscita? E per voi? Quali sono i piatti più difficili da fotografare?

spezzatino_s

Ingredienti (per 4 persone): 

800 g di polpa di vitello* a cubetti
500 g di pomodori pelati
2 spicchi d’aglio
1 carota
1 cipolla
1 costa di sedano
2 rametti di rosmarino fresco
1 bicchiere di vino rosso
brodo di carne q.b. (non so la dose, mezzo litro dovrebbe bastare, forse è anche troppo)*
olio, sale pepe
4 patate medie

* Paoletta suggerisce di usare manzo o vitellone (la parte del muscolo); io non posso che fidarmi, perchè di tagli di carne non me ne intendo, aggiungo solo che io ODIO la carne piena di nervature, quindi la scelta del taglio, che rimetto al mio macellaio di fiducia, è determinata dalla necessità che sia priva di nervetti!
** ho etichettato questa ricetta come gluten free; è evidente che per assicurarvi che sia tale, dovete preparare il brodo in casa, o sceglierne uno pronto che sia garantito come senza glutine.

Preparazione

Tritate finemente la carota, la cipolla ed il sedano. Mettete in un tegame (preferibilmente di coccio, altrimenti sceglietene uno dal fondo spesso) 4 cucchiai di olio insieme al trito di odori, al rosmarino e agli spicchi d’aglio. Fate soffriggere il tutto per un paio di minuti, quindi unite la carne. Rosolatela, girandola spesso, per almeno cinque minuti, fino a che risulterà ben dorata da tutti i lati. Bagnate con il vino rosso (di buona qualità, mi raccomando,e non troppo acidulo possibilmente; io ho usato del Pinot nero). Quando il vino sarà evaporato, aggiungete i pomorori pelati, salate e pepate. Appena avrà raggiunto il bollore, riducete la fiamma al minimo, coprite il recipiente e fate cuocere lentamente per circa un’ora e mezzo, bagnando con del brodo caldo se lo spezzatino dovesse asciugarsi troppo. Tenete conto che, quando unirete le patate, dovrete avere liquido sufficiente nella pentola per farle cuocere ben bene.
Trascorso il tempo indicato, aggiungete le patate pelate e tagliate a cubetti, e fate cuocere il tutto per un’altra mezz’ora. Lo spezzatino sarà pronto quando la carne risulterà tenerissima e le patate saranno morbide ma non ancora sfatte.
Servite accompagato con del buon pane casereccio. Io ho utilizzato uno stupendo pane nero di Castelvetrano (nel link trovate un  sito interamente dedicato a questo speciale prodotto, che ve ne racconterà la storia, la composizione e molto altro), famoso da queste parti per i suoi inconfondibili profumi e la sua rustica consistenza.

Si tratta di un pane preparato con una miscela di farina di grano duro siciliano, macinata in mulini a pietra naturale e farina della rara e preziosa "Tumminìa" (un grano raro e particolarissimo, altrove inesistente, particolarmente duro e a ciclo breve, detto anche "grano marzuolo". Caratteristica principale di questo prodotto sono le cariossidi scure e cristalline, dal sapore leggermente dolce e ricco degli aromi tipici di terre illuminate da un caldo sole per 12 mesi l'anno). I panificatori del paese lavorano questa miscela con acqua, sale di Trapani e lievito naturale (lu crescenti), ottenendo un pane compatto, con profumi ben evidenti e del tutto particolari, capace di conservarsi e addirittura migliorare col passare dei giorni. La cottura avviene ancora in forni tradizionali a pietra naturale, riscaldati con fronde di ulivo provenienti dalla potatura dell'ottimo e celeberrimo "cultivar" locale, la "Nocellara del Belice".

Una volta cotta, la forma della pagnotta, la "vastedda",o cuddura dalla forma particolare a zampa di bue (peri di voi), risulta tra il circolare e l'ovale, del peso solitamente di 1 Kg. (ma anche 500 e 1500 g.), con un diametro variabile dai 20 ai 30 cm. circa, altezza di 8 - 10 cm. e con la superficie di colore scuro come il caffè, parzialmente ricoperta da semi di sesamo. L'interno è di color scuro, con mollica morbida dal sapore dolce, molto gustoso, con profumi intensi e un leggero aroma di tostato. Da un pò di tempo grazie all'interessamento di Slow Food, che ne ha fatto uno dei cento e più presidi da salvare e tutelare, oltre che ad alcuni panificatori i quali si sono prodigati attraverso campagne di sensibilizzazione e degustazione varie presso fiere e mercati nazionali e internazionali, “il pane nero di Castelvetrano” è uscito dai confini della sua terra d’origine, per farsi conoscere anche altrove (ad esempio, al Salone del Gusto di Torino e a Vinitaly).

N.B. Giusto per non appropriarmi di conoscenze non del tutto mie, vi segnalo che tutte le info che vi ho dato, le trovate sul sito di cui vi ho parlato sopra, e precisamente in questa pagina.

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venerdì 19 dicembre 2008

Pastine di mandorla

Visto che siamo sotto Natale, vi sto per proporre una carrellata di biscotti. Probabilmente, giungo in ritardo per fornire idee a chi desiderava utilizzare i biscotti come dono natalizio, ma sono ancora in tempo per mostrarvi qualche piccola dolcezza da offrire ai vostri ospiti durante le prossime feste.

Queste pastine di mandorla sono molto diffuse in Sicilia e si trovano nelle le fogge più diverse: oltre a queste classiche, con la mandorla al centro (a onor del vero andrebbe spellata, ma non me la sentivo proprio di sbollentare-pelare-tostare....), si trovano con la scorza di arancia candita (rotonda), con la ciliegina e con il cedro. Poi ci sono le varianti "rotolate" nello zucchero a velo, nei pinoli, nella granella di pistacchi...insomma ce n'è per tutti i gusti. Sempre per essere sincera, questi con la mandorla (o arancia, o cedro) di solito sono formati con l'ausilio della tasca da pasticcere con la bocchetta a stella, in modo da ottenere delle piccole "roselline". Io andavo piuttosto di fretta e li ho modellati semplicemente con un cucchiaino!
Se amate i dolci con le mandorle vi piaceranno ed hanno l'ulteriore vantaggio di servire per smaltire gli albumi e di prepararsi in poco tempo...se non si conta il riposo.

Si conservano bene per alcuni giorni, quindi potete prepararne una bella scorta da offrire a fine pasto, magari con un bicchierino di Passito di Pantelleria (come suggerisce la foto...), oppure con il caffè.

paste_di_mandorla_s

Un piccolo avvertimento: le dosi della farina e dello zucchero cambiano in base alla grandezza degli albumi, quindi dovrete regolarvi un po' ad occhio. Per esser certi di non sbilanciare la proporzione tra gli ingredienti, vi consiglio di unire lo zucchero e la farina di mandorle a cucchiaiate, e non tutte in una volta.

Ingredienti per circa 15 pastine:

2 albumi
100 g di farina di mandorle 
90-100 g di zucchero vanigliato*
mezzo cucchiaino di essenza di mandorla amara
15 mandorle (preferibilmente spellate....)

zucchero a velo per spolverizzare

* lo zucchero vanigliato non è zucchero a velo, ma zucchero semolato aromatizzato alla vaniglia; potete prepararlo in casa, mettendo in un barattolo lo zucchero con i baccelli vuoti (privati dei semi, lavati e perfettamente asciugati) della vaniglia. Dopo un paio di settimane sarà pronto.

Preparazione:

Montate gli albumi a neve ferma. Unite gradualmente la farina di mandorle e lo zucchero, fino a formare una pasta morbida e un po' collosa. Non deve essere proprio una pasta omogenea, altrimenti la consistenza dei dolcetti cambierà. Unite per ultima l'essenza di mandorle amare ed amalgamate bene il tutto. Mettete la pasta nel sac a poche con la bocchetta a stella e formate dei biscottini della grandezza di una noce sulla placca da forno rivestita di carta forno. In alternativa, potete fare come me e formare i dolcetti utilizzando un cucchiaino. Spolverizzateli con lo zucchero a velo, mettete al centro di ciascuno una mandorla e lasciateli riposare per un'oretta. Nel frattempo, preriscaldate il forno a 190°. Cuocete le pastine per circa 15 minuti, o fino a quando saranno dorate al centro ed appena brunite sui bordi. Considerate che devono restare molto morbide al centro. Lasciate raffreddare un po' prima di rimuovere dalla teglia. Quando saranno fredde, conservatele in un contenitore ermetico.

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domenica 9 novembre 2008

Minestra di ceci e polpi al rosmarino

Oggi ho un po' di tempo da dedicare a questo spazio (e ai vostri, ho fatto un bel giretto finalmente!) e quindi vi presento una ricetta preparata qualche settimana fa che richiede una spiegazione un po' lunga.

La ricetta è di Sadler, tratta dal libro "Menù per quattro stagioni". Desideravo provarla sin da quando ho acquistato il libro, più di un anno fa, ma non mi ero mai decisa, un po' perchè i ceci richiedono una lunga preparazione, un po' perchè l'accostamento legumi/pesce, che io apprezzo tantissimo, suscita una certa diffidenza negli altri componenti della mia famiglia.

Adesso che l'ho preparata, sono felice di averlo fatto, perchè è piaciuta anche agli scettici! Anzi, penso proprio che sperimenterò qualche altra zuppa con legumi e pesce...

Non fatevi spaventare dalla apparente complessità della preparazione; se ci si organizza bene e si preparano i vari componenti con un po' di anticipo non è poi così difficile da preparare. Ho apportato piccole modifiche alla ricetta originale; quella che riporto di seguito è la mia versione.

zuppaceciepolpicopia

Ingredienti (per 2 persone):

200 g di ceci 
4 polipetti (maiolini) 
2 cipolle di tropea piccole (in alternativa, una cipolla dorata e uno scalogno)
3 foglie di alloro
2 spicchi di aglio in camicia
20 g di pancetta affumicata a cubetti
20 pomodorini pendolini (circa)
mezzo bicchiere (circa) di vino rosso
3-4 rametti di rosmarino fresco
olio e.v.o.
sale, pepe nero macinato al momento (o peperoncino)

Preparazione:

Mettete a bagno i ceci in acqua fredda per almeno 5 ore. Io li ho messi a bagno al mattino e cotti dopo pranzo, e ho terminato la preparazione e servito il tutto a cena.

Cuocete i polipetti (i miei erano davvero piccoli e cuocendo, come sempre accade, si sono ristretti ulteriormente...direi che crudi pesassero circa 200 g) in acqua leggermente salata con uno spicchio di aglio in camicia e due foglie di alloro. Non so dirvi i tempi di cottura, variano molto a seconda della dimensione dei polpi. In ogni caso, devono diventare teneri.

Cuocete i ceci in acqua salata (circa un litro, forse più, perchè poi vi servirà l'acqua di cottura), con due foglie di alloro e uno spicchio di aglio in camicia, per circa un'ora e mezza (questi tempi si riferiscono alla cottura in pentola di coccio, che è un po' più lunga del normale). Se, controllando la cottura, doveste accorgervi che l'acqua si sta consumando troppo rapidamente, aggiungetene altra, sempre bollente, mi raccomando.

In una larga padella preparate un soffritto con la cipolla tritata (o lo scalogno), la pancetta a dadini ed i pomodorini tagliati a fettine. Unite un rametto di rosmarino e i ceci, fate rosolare velocemente e poi aggiungete circa 3 mestoli dell'acqua di cottura dei ceci. Lasciate cuocere a fiamma media per circa 15 minuti, quindi mettete da parte -in caldo- una parte dei ceci, diciamo meno della metà, e frullate il resto con un frullatore ad immersione, aggiungendo, se occorre, altra acqua di cottura dei ceci, per rendere la vellutata sufficientemente morbida. Dopo averla assaggiata, direi che la mia fosse ancora un po' troppo densa.

Pulite i polpi (nel mio caso non è stato necessario spellarli, perchè erano piccolissimi, se sono grandi converrà farlo) e tagliateli a pezzetti o rondelle. In una padella mettete un filo di olio, l'altra cipolla tritata ed un rametto di rosmarino, rosolate il tutto per un minuto, poi unite i polpi, bagnate con il vino rosso e lasciatelo evaporare.

RImettete i ceci interi nella padella ed unitevi i polpi, scaldando il tutto per un minuto o due.

Siamo arrivati alla fine: mettete nei piatti un mestolino di vellutata di ceci, aggiungete i ceci interi con i polpi e terminate con una macinata di pepe e qualche ago di rosmarino fresco. Volendo, la ricetta consiglia di insaporire, anzichè con il rosmarino a crudo, con un cucchiaio di olio, in cui avrete precedentemente fatto rosolare un rametto di rosmarino. Servite il piatto molto caldo. Sarebbe l'ideale servire in zuppierine monoporzione, che mantengono a lungo il calore.

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venerdì 29 agosto 2008

Insalata di verdelli e zibibbo

Quando leggerete la lista degli ingredienti, come minimo storcerete il naso; forse addirittura resterete inorriditi. Ma questo è uno di quei piatti che, a dispetto dell'impressione iniziale, occorre provare per giudicare. E quando l'avrete provato, credo che vi conquisterà. MA....soltanto ad una condizione. Occorrono materie prime davvero, davvero speciali. Ho assaggiato per la prima volta questa insalata a Pantelleria, dove l'avevamo preparata con i verdelli dell'albero del padrone di casa, con lo zibibbo che cresceva spontaneo nel campo davanti al suo dammuso e con i capperi freschissimi raccolti e messi sotto sale dalla moglie di un contadino del luogo. E ne è venuto fuori qualcosa di straordinario. Appena tornata a Palermo, l'ho rifatta per fotografarla e mostrarvela....ma non era buona come la prima; lo zibibbo non era abbastanza dolce, i verdelli non erano abbastanza profumati, la cipolla, benché di Tropea, non era abbastanza delicata, i capperi parevano aver perso parte del loro sapore nel tragitto verso casa mia....
Insomma, forse le mie materie prime non erano abbastanza buone, o forse, per condire questa insalata, occorrono il vento salmastro e la magica aria di Pantelleria...
Eppure, non posso esimermi dal condividere con voi un piatto così particolare....sperando che abbiate la fortuna di prepararlo con gli ingredienti giusti.

Insalata_verdelli_zibibbo

Gli amici che ie hanno fatto assaggiare questa originalissima insalata l'avevano appresa da altri due amici, F. e B., cui era stata precedentemente insegnata, a quanto pare, dallo chef di un ristorante. Io non conosco il nome dell'inventore, né del suo ristorante, quindi non posso attribuirgliene personalmente il merito, ma sappiate che questa straordinaria ricetta non è...come si suol dire farina del mio sacco. E se mai dovessi scoprire quel nome, aggiornerei il post per tributargli i dovuti onori.

Ingredienti (le quantità sono un po' approssimative...):

3 limoni "verdelli" non trattati (quelli con la buccia verdissima)
un bel grappolo di zibibbo (meglio se di Pantelleria)
3 o 4 cucchiai di capperi sotto sale
2 cipolle di Tropea
una scatola di filetti di tonno o ventresca di tonno sott'olio
olio extravergine di oliva

Preparazione:

Se scegliete di preparare questa insalata, calcolate che deve riposare almeno 3 ore in frigorifero prima di essere consumata, altrimenti i sapori non si amalgameranno.

Lavate bene limoni e zibibbo. Tagliate i verdelli (per chi non lo sapesse sono limoni piccoli e dalla buccia verde...non è una precisazione superflua visto che a Pantelleria abbiamo mandato i nostri uomini a comprarli e sono tornati a mani vuote perchè non sapevano di cosa stessimo parlando!!!) a fettine sottilissime (più delle mie...io non sono tanto brava con il coltello!), che poi suddividerete in piccoli triangoli. Spellate lo zibibbo, tagliate a metà gli acini e privateli dei semini interni. Affettate sottilmente anche la cipolla (che deve essere ben più sottile della mia!); sgocciolate il tonno e spezzettatelo con una forchetta. Preparate i capperi, che NON dovranno essere sciacquati; così conserveranno maggiore aroma e il loro sale servirà a condire l'insalata.
Adesso mescolate tutti gli ingredienti in una capace insalatiera, condite con un filino d'olio e mettete in frigorifero per circa 3 ore, mescolandola di tanto in tanto.
Infine, assaggiatela e....sorprendetevi!! Si abbina perfettamente con le grigliate di pesce, specie se azzurro, ma noi l'abbiamo provata accanto ad una grigliata di carne e...vi giuro che non era un accostamento stridente.

L'ideale sarebbe accompagnarla con un bianco di Pantelleria D.O.C., come il Gadì, delle cantine Murana contrada Kamma, Pantelleria), oppure con un Yrnm, anch'esso D.O.C., della cantina Miceli. Entrambi sono prodotti con zibibbo di Pantelleria e sono vini intensamente profumati, suadenti, particolarissimi.

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giovedì 21 agosto 2008

Riso "oriental style"

Eccomi di nuovo qui, dopo "ben cinque giorni" di vacanza nella magica Pantelleria. Purtroppo non ho immagini da mostrarvi, a causa di un incidente occorso alla nostra macchina fotografica (TRAGGGGEDIAAA! :-( SOB!)...ma sappiate che è stupenda...è già la terza volta che ci vado e mi piace sempre di più (nonostante gli inconvenienti più o meno seccanti che puntualmente si verificano quando ci andiamo!).

Devo ammettere di essere tornata con una gran voglia di rimettermi ai fornelli, nonostante il danno all'attrezzatura fotografica e le nuove, conseguenti, difficoltà nel fare le foto (speriamo di risolvere tutto quanto prima). Ed infatti, ho già preparato il riso che sto per mostrarvi, un'insalata specialissima che mi hanno insegnato degli amici proprio a Pantelleria, e dei biscotti, che vanno ad arricchire il repertorio del mio nuovo periodo "biscottoso", del quale nelle prossime settimane vedrete i frutti.

Questo piatto è nato dalla necessità di inventarmi una cenetta carina, pur in assenza di provviste (frigo vuoto, ma veramente vuoto...e poche altre cose, quelle di cui normalmente si hanno sempre delle scorte, tipo il riso appunto, e qualche surgelato). Non avevo preventivato di immortalarlo, ma poi era così buono che siamo corsi a prendere la macchina fotografica (o quel che ne rimane...)! L'ispirazione mi è venuta sfogliando il secondo volume del "Ricettario della Cucina Italiana", dove sono presenti alcune ricette di riso più o meno orientaleggianti, che io ho mescolato, aggiungendo poi altri ingredienti in base a gusto e disponibilità.

riso_orientale

La base della ricetta è un riso pilaf, il primo che mi sia mai riuscito bene sul gas (e non al forno), perché finalmente ho trovato la pentola giusta in cui cuocerlo, ossia una pentola di coccio, che solitamente uso per legumi e minestre.

Ingredienti (per circa 3 persone):

per il riso pilaf:

250 g di riso basmati
mezza cipolla dorata
2 chiodi di garofano
4 foglie di alloro

per il condimento:

100 g di pisellini
1 carota
1 cipolla
150 g di polpa di maiale a cubetti piccoli
un cucchiaino raso di zenzero
un cucchiaio di brandy (facoltativo)
pepe nero di mulinello
olio, sale

per completare:

un bicchierino (circa) di salsa di soia*

* la salsa di soia contiene spesso frumento, quindi se si vuole un piatto totalmente senza glutine occorre trovarne una che sia garantita come gluten free oppure sostituirla con qualcosa di diverso; ho provato con un mix di miele ed aceto balsamico, non sarà proprio "oriental style" ma non è affatto male!

Preparazione:

Cominciate con il riso. Mettete in una pentola di coccio (o altra che possa chiudersi in maniera perssoché ermetica, in modo da conservare il vapore all'interno) un volume di acqua doppio rispetto a quello del riso (ad esempio: due tazze d'acqua per ogni tazza di riso), mezza cipolla steccata con 2 chiodi di garofano, 4 foglie di alloro e un cucchiaino di olio; portate a bollore, unite un pizzico di sale, versate il riso, coprite e fate cuocere in base ai tempi indicati sulla vostra confezione, senza mai aprire né mescolare (metodo del completo assorbimento).

Nel frattempo, rosolate i pisellini (surgelati, nel mio caso) con un filo d'olio, un po' di cipolla tritata e una macinata di pepe, copriteli con due dita di acqua, abbassate la fiamma e portate a cottura. Potete anche cuocerli insieme alla carne; io non l'ho fatto perché temevo che, trattandosi di prodotto surgelato, cuocessero più di quest'ultima.

Scaldate nel wok due cucchiai di olio e rosolatevi la carota e la restante cipolla tritate per un minuto; unite il maiale a cubetti, fatelo dorare su tutti i lati, sfumate con il brandy (l'unico liquore che avessi in casa per sfumare...) e poi terminate la cottura a fuoco medio-alto, aggiungendo poca acqua (circa 100 g) tiepida e le spezie (zenzero e pepe). Occorreranno meno di dieci minuti. Verso la fine, unite i piselli cotti in precedenza. Quando il maiale sarà pronto, toglietelo dal wok e versate in esso la salsa di soia, scaldatela brevemente, quindi versatevi il riso, fatelo insaporire bene ed unite in ultimo il maiale. Saltate velocemente il tutto a fiamma vivace, regolate, se necessario, di sale, e servite ben caldo. Mangiate rigorosamente con le bacchette! ;-))

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martedì 22 aprile 2008

Prima che sia troppo tardi...

Vi avevo avvertito di avere ancora qualche ricetta piuttosto invernale da postare...ebbene, questa dovrebbe essere l'ultima. E con un po' di buona volontà dovreste riuscire ancora a trovare del radicchio decente, se per caso vi andasse di riprodurla.
Che poi non è che sia chissà che invenzione, anzi è proprio un classico, che più classico non si può, e per la verità non ho segnato esattamente le dosi....ma insomma, per ora vivo di post prefabbricati e salvati nel mio archivio (che sono tutto ciò che mi posso permettere di pubblicare in questo momento, causa mancanza di tempo), cui aggiungo qualche frasetta introduttiva giusto per non mettervi solo la ricetta nuda e cruda, quindi.....beccatevi 'sto risotto al radicchio e provola affumicata!

risotto_radicchio

Ingredienti:

200 g di riso arborio superfino
1 piccola cipolla rossa
1 cespo di radicchio rosso (trevigiano preferibilmente, oppure di Chioggia)
1,2 l (circa) di brodo di carne (quello avevo, ma va bene anche vegetale)
mezzo bicchiere scarso di vino bianco
150 g di provola affumicata
50 g (circa) di noci
olio, sale, pepe
un cucchiaino di parmigiano

Preparazione:

Mondate e lavate il radicchio, conservatene due foglie per la decorazione, poi tagliate il resto a listarelle sottili. Tritate la cipolla e portate a bollore il brodo. In una padella dai bordi alti fate soffriggere la cipolla in due cucchiai di olio extravergine di oliva, unite il riso e tostatelo bene; sfumate con il vino bianco e, quando sarà evaporato, bagnate con un mestolo di brodo bollente; proseguite la cottura aggiungendo il successivo mestolo di brodo solo quando il riso avrà assorbito quello precedente. Dopo circa 5 minuti, aggiungete il radicchio e mescolate bene. Portate il riso a cottura mescolando molto spesso (aiuterà a rendere più cremoso il risotto). Mentre il risotto cuoce, tritate grossolanamente le noci, tenendone due intere da parte per la decorazione; tagliate la provola a fettine sottili o a cubetti.
Quando il riso sarà cotto e ben cremoso, spegnete il fuoco e mantecate con il parmigiano e la provola. Unite, infine, le noci. Regolate di sale, se occorre, e terminate con una macinata di pepe nero.
Disponete il risotto nei piatti, dentro alla foglia di radicchio conservata in precedenza, oppure di fianco alla stessa (o come vi pare, insomma!!! :-P), decorate con la noce e servite ben caldo.
 

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mercoledì 16 aprile 2008

Flan di broccoletti

Uff, uff...sono sempre di corsa, adesso dovrei decidere a chi assegnare il premio che ho ricevuto da Enza, ma non ho avuto tempo di pensarci. Però mi sono accorta di avere ancora un paio di ricette arretrate da pubblicare, che prevedono ingredienti un tantino invernali, perciò ho deciso di sbrigarmi a postarle, altrimenti tanto vale che aspetti il ritorno del freddo!! La prima è questa, con i broccoletti (i locali sparacelli).

Questi flan li faccio praticamente con tutte le verdure "verdi"...spinaci, zucchine, biete, asparagi e carciofi...insomma un po' con tutto, ma non avevo mai pensato di farli con i broccoletti finché non ho visto degli sformatini di broccoletti sul Dizionario enciclopedico della Cucina Italiana. La ricetta proposta sul dizionario era più simile ad un soufflè salato, preparato partendo da una besciamella densa; la mia, invece, prevede l'uso delle uova, ma il risultato è ugualmente morbido e vellutato ed in più ha il vantaggio di essere una preparazione assolutamente gluten free (se per servirli li accompagnate con della passata di pomodoro invece che con la besciamella), il che può tornare utile!

flan_di_broccoletti

Devo avvertirtvi che purtroppo le dosi sono un tantino approssimative, perché la ricetta base è con le zucchine ed io in genere vario la quantità di formaggio e di uova ad occhio, in base al tipo di verdura che uso; e quando ho preparato questi non ho appuntato le dosi esatte...

Ingredienti (per 6-8 tortini):

2 mazzi di broccoletti (quelli con il fiore grande e poche foglie)
100 g di philadelphia (si possono usare anche certosa o stracchino o robiola)
100 g di ricotta
2 o 3 uova (dipende dal peso dei broccoletti e dalla grandezza delle uova)
2 cucchiai di parmigiano

Preparazione:

Imburrare gli stampini e, se la vostra preparazione non è gluten free, infarinateli (diversamente utilizzate le farine senza glutine o dell'amido di mais).
Lessate i broccoletti in abbondante acqua salata per circa 10 minuti, scolateli e lasciateli intiepidire leggermente. Tenetene da parte 4 cimette per decorare, quindi trasferite il resto nel bicchiere del frullatore (o nel mixer) ed unite i la ricotta, il philadelphia, il parmigiano ed i tuorli delle uova (io comincio con 2, ed aggiungo il terzo solo se necessario), una macinata di pepe nero ed abbondante noce moscata. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Montate gli albumi a neve ferma con un pizzico di sale, quindi uniteli al composto preparato in precedenza, mescolando delicatamente con un cucchiaio di legno. Dividete il composto negli stampini e disponeteli in una pirofila in cui aggiungerete acqua calda a sufficienza per coprirli fino a 3/4. Cuoceteli in forno a 180° per 20-30 minuti. Fateli raffreddare leggermente e poi sformateli nei piatti. Potete anche prepararli in anticipo, lasciarli negli stampini e poi scaldarli sempre a bagnomaria al momento dell'uso (ma quando sono tiepidi è più difficile sformarli); oppure, potete sformarli freddi e poi scaldarli al momento del bisogno al microonde. Serviteli comunque tiepidi, non caldi. Considerate che, preparandoli in anticipo, si sgonfieranno leggermente, ma il gusto non ne risentirà.
Al momento di servirli, disponetevi sopra una cucchiaiata di besciamella (o, in versione gluten free, della passata di pomodoro) e mezza cimetta dei broccoletti che avevate tenuto da parte in precedenza.

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domenica 3 febbraio 2008

Crema di carciofi e patate

Con questa ricetta vorrei aderire all'iniziativa di Comida, ricette a lume di candela, ideata per aderire alla campagna annuale di sensibilizzazione al risparmio energetico "Mi illumino di meno", in merito alla quale troverete tutte le informazioni sul blog di Comida.
Per la verità ho dei dubbi sull'idoneità della mia ricetta in relazione ai requisiti dell'iniziativa. Infatti la ricetta deve essere se possibile consumata a lume di candela, preparata con ingredienti locali, e con il minor consumo di energia possibile. La mia ricetta è fatta con prodotti locali e la spesa l'ho fatta in bici, inoltre, rispetto ad altre verdure, più "sporche" di terra, carciofi e patate si lavano velocemente e con poca acqua, ma....beh, ho dovuto preparare il brodo...insomma, non sono sicura che vada bene, vedrò di preparare qualcosa che consumi molta meno energia!
Nel frattempo vi mostro la ricetta, che, risparmio energetico a parte, è veramente semplice e buona. L'ho trovata nel terzo volume del Dizionario enciclopedico de La cucina italiana.

crema di carciofi e patate

Ingredienti (per 3 persone):

4 carciofi
300 g di patate pelate
1 cipolla piccola
1 limone
2 foglie di alloro (del giardino dei miei)
brodo vegetale (o acqua calda)
olio, sale, pepe

Preparazione:

Pulite i carciofi e tagliateli a fettine sottili, immergendoli in acqua acidulata con il succo di mezzo limone, per evitare che anneriscano. Tagliate le patate a fette non troppo spesse.
Tritate la cipolla e soffriggetela velocemente in una casseruola con 2 cucchiai di olio e le foglie di alloro, quindi unite i carciofi e fate rosolare anch'essi. Spruzzate il tutto con il succo di mezzo limone, lasciate evaporare, aggiungete le patate e fatele rosolare bene.
Quindi coprite con brodo vegetale o acqua bollenti, in quantità doppia rispetto al volume delle verdure, salate e lasciate cuocere dolcemente senza coperchio per circa 25 minuti. Prelevate alcune fette di carciofo per guarnire, poi passate le verdure al passaverdure, aggiungendo il brodo di cottura poco per volta, in modo da controllare la densità della zuppa (deve venire piuttosto densa). Correggete di sale e mettete nelle zuppierine individuali; guarnite con le fettine di carciofo tenute da parte e una macinata di pepe nero.

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