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giovedì 11 novembre 2010

Spaghetti con zucca e triglie

Questa è praticamente una “foto senza ricetta”, perchè la pasta in questione risale a più di un anno fa e, non avendo appuntato gli ingredienti, non ricordo, se non per sommi capi, come l’avessi preparata.
Anche la foto è una foto rubata, scattata all’ultimo istante, mentre stavo per servire la pasta, perché un assaggio clandestino mentre la saltavo mi aveva conquistato, inducendomi a fotografarla con l’intenzione di pubblicarla quanto prima. Da allora, però, sono passati mesi…per non dire anni.

Oggi, a dire il vero, avrei voluto parlarvi del meraviglioso corso cui ho partecipato, quello di Paoletta e del maestro Adriano, ma non avevo foto da mostrarvi (ero troppo impegnata a mettere le mani in pasta per scattarne) e non ho ancora replicato nessuna delle ricette fatte lì, per mostrarvi quanti progressi abbia fatto in tema di lievitazione e panificazione, così ho cambiato idea ed ho deciso di ripiegare su qualche ricetta dimenticata in archivio.

E dunque, mentre riordinavo l’archivio, è saltata fuori quest’immagine, che mi ha tentato più delle altre e mi è venuta voglia di pubblicarla. Peccato che non abbia trovato la ricetta! Ricordo la menta, perché la adoro sia con la zucca che con le triglie, ma poco altro. E nessuna dose precisa. Prometto di replicarla quanto prima, così posso colmarne le lacune. Nel frattempo, io vi ho suggerito l’abbinamento e mi sforzerò di risalire al procedimento utilizzato, ma starà a voi interpretarlo e perfezionarlo secondo il vostro gusto!

pastazuccatriglie_ s

Ingredienti (così ad occhio!):

200 g di spaghetti
un pezzo di zucca rossa (200 g di polpa?)
4 triglie di scoglio medie sfilettate (conservate le teste per il “fumetto”)
1 piccola cipolla
2 pomodori ramati privati della pelle e dei semi e tagliati in piccoli pezzi
oppure 6 pomodori secchi sott’olio
un mazzetto di menta fresca
1 manciata di mandorle tostate
olio extravergine, sale, pepe nero di mulinello

1 carota, 1 costa di sedano, 1 cipolla ed aromi vari per il fumetto

Preparazione…o quel che ne ricordo

Per prima cosa preparate un fumetto di pesce, nella solita maniera  veloce che prediligo. Mettete in una pentola una carota, una costa di sedano, una cipolla e le teste e lische delle triglie. Aggiungete due cucchiai d’olio e rosolate il tutto per un minuto, quindi aggiungete dell’acqua fredda, diciamo mezzo litro in questo caso, una manciata di sale grosso, pepe, semi di coriandolo pestati, o qualsiasi altra spezia vi piaccia. Portate a bollore e fate cuocere per 10 minuti. Tenete in caldo.

Mettete la pentola  per la pasta e, quando sarà giunta a bollore, salate e cuocete gli spaghetti. Nel frattempo, pulite la zucca e tagliatela a piccoli cubetti. Tritate finemente la cipolla. In una larga padella, versate un filo d’olio buono, unite la cipolla e la zucca e rosolate per due minuti, abbassate un poco la fiamma, salate leggermente e bagnate con il brodetto di pesce. Cuocete in questo modo per 10 minuti, la zucca dovrebbe essere quasi cotta (deve diventare poco meno di una crema, così da avvolgere gli spaghetti, come si vede nella foto!), quindi unite i filetti di triglia interi (non occorre tagliarli, si spezzeranno da soli cuocendo e mescolando), una parte della menta spezzettata con le mani, ed i pomodori (a me piace che conservino un sapore fresco, quindi li faccio cuocere poco; ma forse anche il pomodoro secco si sposerebbe bene);  cuocete ancora per due o tre minuti, mescolando. Scolate gli spaghetti al dente e fateli saltare nel condimento per un paio di minuti, regolate di sale, se occorre, date una bella spolverata di pepe macinato fresco e terminate con il resto della menta sempre spezzettata con le mani. Impiattate e servite.

Che ne dite, vi pare attendibile come procedimento? Sono quasi sicura di avere fatto così, perché è il procedimento che adotto quasi sempre quando abbino verdure e pesce. Ma se notate qualcosa di sbagliato, fatemelo sapere e correggeremo insieme la ricetta!

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domenica 11 ottobre 2009

The show must go on…?

Ieri ho cucinato. Ho cucinato davvero, per la prima volta da mesi. Ho radunato pochi, cari, amici e ho preparato per loro qualcosa di speciale. Beh, magari nemmeno tanto speciale, ma qualcosa di nuovo per me, qualcosa di mai provato prima. E ho messo dei nuovi piatti e una bella tovaglia ricamata. E ho passato tutto un pomeriggio ai fornelli. Felice. E abbiamo brindato per questo.

Alla fine non ho fotografato nulla, non ne avevo voglia, non ero sicura di voler condividere con voi quella cena, non ero sicura di voler tornare alla mia “vita da blogger”, ed in ogni caso, mi sembrava fosse tutto già visto, già provato, già pubblicato. Non abbastanza importante insomma.

E invece forse lo era. Perchè oggi ho di nuovo addosso il mio grembiule (di Minnie, regalo di mia cognata S.) e sto cucinando. Uno dei piatti di ieri, perchè mi è venuta voglia di fotografarlo, e chi se ne importa se lo avete già visto. E dei biscotti. Questi ultimi solo per me, però, perchè li ho già pubblicati, anzi sono tra i primi biscotti che abbia pubblicato.

Significa che tornerò a curare il mio blog? Non lo so. Ma significa, di certo, che si è mosso qualcosa dentro di me. Che sono tornata a dedicarmi a qualcosa che amo. Che ho di nuovo voglia di cucinare per me, per il mio amore, per i miei amici. E questo è bene.

Io associo la cucina alla felicità, in un duplice senso. Perchè cucinare mi rende felice, ma anche perchè devo essere felice PER cucinare, felice DI cucinare. Certo, mettere “le mani in pasta” può avere anche un effetto catartico, può aiutarmi a scacciare un malumore passeggero. Ma se l’inquietudine che mi affligge ha radici profonde, allora cucinare non basta, e neppure mi interessa. O almeno, ultimamente è andata così.

Quindi oggi festeggio questo ritorno ai fornelli, sperando che sia un nuovo inizio.

E festeggio proponendovi una vecchia ricetta, rimasta nel mio archivio per mesi, in attesa.

Un tortino di alici, patate e pomodori. La ricetta è di Giallozafferano.

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Ingredienti:

Le dosi non sono proprio precise, dopo tanto tempo non ricordo più le quantità, perciò mi rifaccio a quelle della ricetta originale.

20 alici o sarde freschissime
300 g (o 500?) di patate
500 g di pomodori ramati maturi ma sodi
olio, sale, pepe
origano
4 cucchiai colmi di pangrattato (non presente nella ricetta originale)

Preparazione:

Che strano…quasi non ricordo più come si descrive una ricetta, una preparazione…spero mi perdonerete se non sarò chiara come al solito!

Lavate le patate, mettetele in un tegame pieno di acqua fredda con un paio di cucchiai di sale grosso e fatele bollire per circa  20 minuti; le patate dovranno essere cotte ma ancora sode, per poterle affettare senza che si spappolino. Nel frattempo lavate e pulite le alici. Togliete la testa, apritele lungo il ventre, eliminate la lisca centrale senza dividerle a metà e tamponatele con un po’ di carta assorbente.

Scolate le patate e lasciatele intiepidire, quindi sbucciatele (la ricetta originale lasciava la buccia, io ho preferito toglierla) e tagliatele a fette spesse circa mezzo centimetro. Tagliate allo stesso modo anche i pomodori e lasciateli scolare per un po’ in modo da eliminare il liquido in eccesso.

Tostate il pangrattato con un filo d’olio in un padellino antiaderente. Deve essere dorato ma morbido, non secco.

Preriscaldate il forno a 180°. Prendete una pirofila rettangolare o 4 piccole pirofile individuali (il che vi consentirà una più elegante presentazione) ed ungete il fondo con un filo d’olio d’oliva.

Componete il tortino, partendo con uno strato di patate, seguito da  uno di alici, con la pelle rivolta verso l’alto, ed uno di pomodori; cospargete il tutto con un po’ di pangrattato, salate, aggiungete un filo d’olio, una spolverata di origano e proseguite con un altro strato, mettendo gli ingredienti nello stesso ordine. Terminate con i pomodori, che cospargerete con il resto del pangrattato.

Infornate il tortino per circa 30-40 minuti. Sfornatelo, lasciatelo intiepidire e servitelo. Può fungere da antipasto per 4 persone, oppure da piatto unico per due, accompagnato con una fresca insalata mista.

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domenica 9 novembre 2008

Minestra di ceci e polpi al rosmarino

Oggi ho un po' di tempo da dedicare a questo spazio (e ai vostri, ho fatto un bel giretto finalmente!) e quindi vi presento una ricetta preparata qualche settimana fa che richiede una spiegazione un po' lunga.

La ricetta è di Sadler, tratta dal libro "Menù per quattro stagioni". Desideravo provarla sin da quando ho acquistato il libro, più di un anno fa, ma non mi ero mai decisa, un po' perchè i ceci richiedono una lunga preparazione, un po' perchè l'accostamento legumi/pesce, che io apprezzo tantissimo, suscita una certa diffidenza negli altri componenti della mia famiglia.

Adesso che l'ho preparata, sono felice di averlo fatto, perchè è piaciuta anche agli scettici! Anzi, penso proprio che sperimenterò qualche altra zuppa con legumi e pesce...

Non fatevi spaventare dalla apparente complessità della preparazione; se ci si organizza bene e si preparano i vari componenti con un po' di anticipo non è poi così difficile da preparare. Ho apportato piccole modifiche alla ricetta originale; quella che riporto di seguito è la mia versione.

zuppaceciepolpicopia

Ingredienti (per 2 persone):

200 g di ceci 
4 polipetti (maiolini) 
2 cipolle di tropea piccole (in alternativa, una cipolla dorata e uno scalogno)
3 foglie di alloro
2 spicchi di aglio in camicia
20 g di pancetta affumicata a cubetti
20 pomodorini pendolini (circa)
mezzo bicchiere (circa) di vino rosso
3-4 rametti di rosmarino fresco
olio e.v.o.
sale, pepe nero macinato al momento (o peperoncino)

Preparazione:

Mettete a bagno i ceci in acqua fredda per almeno 5 ore. Io li ho messi a bagno al mattino e cotti dopo pranzo, e ho terminato la preparazione e servito il tutto a cena.

Cuocete i polipetti (i miei erano davvero piccoli e cuocendo, come sempre accade, si sono ristretti ulteriormente...direi che crudi pesassero circa 200 g) in acqua leggermente salata con uno spicchio di aglio in camicia e due foglie di alloro. Non so dirvi i tempi di cottura, variano molto a seconda della dimensione dei polpi. In ogni caso, devono diventare teneri.

Cuocete i ceci in acqua salata (circa un litro, forse più, perchè poi vi servirà l'acqua di cottura), con due foglie di alloro e uno spicchio di aglio in camicia, per circa un'ora e mezza (questi tempi si riferiscono alla cottura in pentola di coccio, che è un po' più lunga del normale). Se, controllando la cottura, doveste accorgervi che l'acqua si sta consumando troppo rapidamente, aggiungetene altra, sempre bollente, mi raccomando.

In una larga padella preparate un soffritto con la cipolla tritata (o lo scalogno), la pancetta a dadini ed i pomodorini tagliati a fettine. Unite un rametto di rosmarino e i ceci, fate rosolare velocemente e poi aggiungete circa 3 mestoli dell'acqua di cottura dei ceci. Lasciate cuocere a fiamma media per circa 15 minuti, quindi mettete da parte -in caldo- una parte dei ceci, diciamo meno della metà, e frullate il resto con un frullatore ad immersione, aggiungendo, se occorre, altra acqua di cottura dei ceci, per rendere la vellutata sufficientemente morbida. Dopo averla assaggiata, direi che la mia fosse ancora un po' troppo densa.

Pulite i polpi (nel mio caso non è stato necessario spellarli, perchè erano piccolissimi, se sono grandi converrà farlo) e tagliateli a pezzetti o rondelle. In una padella mettete un filo di olio, l'altra cipolla tritata ed un rametto di rosmarino, rosolate il tutto per un minuto, poi unite i polpi, bagnate con il vino rosso e lasciatelo evaporare.

RImettete i ceci interi nella padella ed unitevi i polpi, scaldando il tutto per un minuto o due.

Siamo arrivati alla fine: mettete nei piatti un mestolino di vellutata di ceci, aggiungete i ceci interi con i polpi e terminate con una macinata di pepe e qualche ago di rosmarino fresco. Volendo, la ricetta consiglia di insaporire, anzichè con il rosmarino a crudo, con un cucchiaio di olio, in cui avrete precedentemente fatto rosolare un rametto di rosmarino. Servite il piatto molto caldo. Sarebbe l'ideale servire in zuppierine monoporzione, che mantengono a lungo il calore.

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venerdì 4 luglio 2008

Polpettine di alici

Premessa n° 1: Forse avrei dovuto intitolare questo post "polpette di alici Cavoletto style", perchè se è vero che le polpette di sarde sono un piatto tipico dalle mie parti, è pur vero che da una ricetta di Cavoletto (erano delle polpette di pesce spada) ho preso l'idea di passarle nella granella di pistacchi, anziché nella semplice farina, e di accompagnarle con un bicchierino. Nel mio caso il contenuto del bicchierino è differente, ma l'idea di fondo della presentazione la devo a lei.
Premessa n° 2: Questa ricetta la dedico ad un'amica speciale...lei sa perché.
Finite le premesse, passo alla ricetta. Le polpette di sarde (io ho preferito utilizzare le alici, dal gusto più delicato) sono un piatto tipico dalle nostre parti (a noi siciliani piace "polpettare"...lo facciamo con le sarde, con la neonata, con la carne...). Di solito le polpette sono più grandi e leggermente schiacciate, contengono una discreta quantità di formaggio (caciocavallo in genere) ed il prezzemolo, in aggiunta alla menta. Vengono servite come antipasto o, più spesso, come secondo.
Dopo aver visto le polpette di pesce spada di Cavoletto, ho pensato di preparare le polpette di sarde, apportando una serie di varianti, sia nella ricetta che nella presentazione, per trasformare questo semplice e tradizionale piatto in un originale finger-food.
Questo è il risultato.

EDIT: con questa ricetta partecipo al contest  2011 di Kitchenqb e Pesca in Sicilia, dedicato al pesce nella cucina siciliana e mediterranea.
Polpette_di_sarde
Quella che vedete nel bicchierino è una granita di pomodoro, la cui freschezza crea un piacevole contrasto con la polpettina calda e (fritta!).
Ingredienti:
300 g di alici già pulite (calcolate circa il doppio come peso lordo)
1 albume d'uovo
un piccolo mazzetto di menta fresca
mezzo spicchio di aglio
1 cucchiaino di parmigiano
2 o 3 cucchiai di pangrattato
sale, pepe
100 g (credo ne bastino meno) di pistacchi ridotti in granella
per la granita di pomodoro:
500 g di pomodori ramati
sale, pepe, olio
menta e basilico
Preparazione:
Cominciate dalla granita di pomodoro, che deve avere il tempo di rassodare in freezer (almeno un paio d'ore).
Lavate i pomodori, quelli ramati, rotondi e sodi. Spellateli e privateli dei semi. Metteteli nel frullatore con un goccio (proprio un goccio) di olio, un pizzico di sale e di pepe e alcune foglie di basilico e menta (meglio poche all'inizio, quando frullate il tutto non devono alterare il rosso dei pomodori). Frullate velocemente, poi assaggiate per controllare la sapidità. Mettete il composto ottenuto in un contenitore e riponetelo nel freezer; mescolatelo all'incirca ogni 30 minuti, per rompere i cristalli di ghiaccio che si andranno formando. Fate attenzione che non solidifichi completamente, deve diventare appunto una granita. Se dovesse congelare troppo, mettete nel frigorifero per un po' e poi frullatela di nuovo per rendere omogenea la consistenza.
Preparate le polpette. Ci vorrà un po' di tempo, specie per pulire il pesce. Staccate la testa alle alici, tiratela in modo da aprire le alici a metà ed evisceratele; togliete quante più lische  possibile, meglio se con l'aiuto di una pinzetta, quindi sciacquatele sotto l'acqua corrente ed asciugatele con della carta assorbente. Una volta pulito il pesce (come ho scritto sopra ne dovete ottenere circa 300 g), tagliuzzatelo in minuscoli pezzettini (ho sentito dire che qualcuno lo frulla, ma io preferisco tagliarlo a coltello)  e ponetelo in una ciotola. Aggiungete l'albume d'uovo (il tuorlo coprirebbe il sapore delle alici, mentre l'albume ha un sapore quasi neutro), la menta tritata, il parmigiano, un pizzico di sale e di pepe e l'aglio, privato dell'anima centrale e tritato il più finemente possibile (meglio se avete uno schiaccia-aglio). Cominciate a mescolare ed aggiungete il pangrattato. La quantità indicata è approssimativa, dovete regolarvi in base alla consistenza che otterrete mescolando gli altri ingredienti. Il composto deve essere sufficientemente denso da poterlo maneggiare per formare le polpette, ma non deve essere troppo sodo. Formate delle polpette molto piccole, diciamo quanto una noce, e passatele nella granella di pistacchi. Friggetele in una padella con circa un dito di olio, girandole a metà cottura. Non cuociono molto, forse 4 minuti, forse meno, io vado ad occhio. Asciugatele su carta assorbente e tenetele in caldo fino al momento di servirle. Vi suggerisco comunque di cuocerle all'ultimo momento, sono più buone.
A questo punto componete il piatto. Versate la granita di pomodoro nei bicchierini ed infilzate le polpettine con uno stuzzicadenti, che porrete sopra il bicchierino (come nella foto, insomma!!!).
Con le quantità indicate dovreste ottenere circa 4-6 bicchierini di granita, ma le polpette saranno una quindicina più o meno. Potete servire le altre a parte, per fare il bis, oppure aumentare la quantità di pomodoro per la granita.

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giovedì 22 maggio 2008

Calamarata con sugo di calamari

Ecco un altro primo gustoso, a base di pesce stavolta.
La calamarata è un formato di pasta che mi ha sempre attratto, ma poi per un motivo o per un altro, non l'avevo mai comprata fino ad ora. Poi un giorno, al super, ho visto questa della De Cecco, in quelle splendide confezioni di cartone che riservano ai formati speciali, e non ho saputo resistere.
Per condirla, come primo esperimento, ho deciso di usare il più tipico dei sughi da abbinare a questo formato di pasta, ossia un sughetto di calamari, cui ho aggiunto dei pomodori secchi, perchè trovo che stiano benissimo con il pesce, specie se dal gusto piuttosto intenso come i calamari.
Il risultato, mentre lo saltavo dentro al wok, mi è parso così allettante che ho deciso di immortalarlo così com'era, lasciando perdere gli sfondi, la composizione del piatto e tutti gli altri accorgimenti da food-stylist!

calamarata_in_padella_

Ingredienti (per 2 persone):

250 g calamarata De Cecco
1 calamaro medio (circa 300 g)
10 pomodorini
5 pomodori secchi
1 mazzetto di prezzemolo
50 g (?) di olive nere denocciolate
mezza cipolla rossa
mezzo spicchio d'aglio
un pizzico di zenzero in polvere
mezzo cucchiaino raso di curry forte (vi consiglio quello equo e solidale)
olio, sale, pepe rosa

Preparazione:

Preparate tutti gli ingredienti: pulite il calamaro e tagliatelo a rondelle sottili; tagliate anche i tentacoli. Tagliate i pomodorini e privateli dei semi. Ammorbidite i pomodori secchi in acqua tiepida per circa 20 minuti, poi tagliateli a pezzettini. Tritate il prezzemolo. Snocciolate le olive e tritatele grossolanamente.
Cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata (iniziate subito, ha un tempo di cottura piuttosto lungo). Mettere in una padella (io ho usato il wok) la cipolla tritata e l'aglio intero, con due cucchiai di olio extravergine d'oliva. Farli soffriggere brevemente, poi unite il calamaro e, dopo circa un minuto, i pomodori freschi e secchi, le olive ed il pepe rosa. Bagnate con un mestolo di acqua di cottura della pasta e proseguite la cottura a fiamma vivace per circa 8 minuti. Verso metà cottura unite lo zenzero e poco prima del termine della cottura, salate. Spegnete il fuoco ed unite il curry. Scolate la pasta al dente e saltatela velocemente insieme al condimento, terminando con dell'altro prezzemolo tritato. Servite subito, anche perchè, essendo la pasta molto porosa, tende ad asciugarsi rapidamente.

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sabato 12 aprile 2008

Sarde a beccafico

Queste sarde le ho preparate pensando a Comida. Lei, infatti, le ha postate qualche tempo fa (ecco, io ho scoperto di non sapere navigare negli archivi, apro il mese che mi interessa e scorro le ricette ma poi se voglio cliccare su una in modo da copiare l'indirizzo, non c'è nessun link! umm...non so se avete capito questo sfogo delirante...comunque...ma perchè in alcuni blog manca in fondo il link "post più vecchi" o cose simili???con quello è tutto più facile,vai inditero finché non trovi ciò che ti serve!) e quando io, commentando, le ho detto che utilizzavo una ricetta parzialmente diversa, lei mi ha chiesto di pubblicarla così avremmo potuto confrontare le nostre due versioni. Per la storia di questo piatto vi rimando al suo post (che vergogna eh? io siciliana doc lascio il compito di raccontare le sarde a beccafico ad una....trentina se non ricordo male piemontese (!!), che vive a Boston!!) e chiedo a voi e a lei di perdonare l'imprecisione delle dosi, ma purtroppo è una ricetta che preparo sempre ad occhio, senza mai pesare gli ingredienti!
In questo caso, io le ho utilizzate come secondo piatto, accompagnate da un'insalata, ma sono anche un eccellente antipasto, in quantità ridotta ovviamente. Si possono cuocere su spiedi di legno, ovvero disporle in una pirofila che le contenga di misura, separandole con foglie di alloro fresco e spicchi di limone pelati a vivo.

Aggiornamento: grazie alla segnalazione di Aiuolik ho potuto inserire il link alla versione di Comida delle sarde a beccafico, così potrete trovarle con facilità. Grazie ancora Aiuolik!

sarde_a_beccafico

Ingredienti (per 2 persone, come secondo piatto):

12 sarde freschissime
12 cucchiaini di pangrattato*
15 foglie di alloro fresco
un cucchiaio raso di passolina (uva passa,piccola e nera)
un cucchiaio di pinoli
un limone
2 filetti di acciuga

* la dose è approssimativa, calcolata sulla base della quantità di ripieno che normalmente entra in ciascuna sarda

Preparazione:

Pulite le sarde e privatele della testa e della lisca centrale, lasciando attaccata la coda. Staccate le spine che restano sui bordi con l'ausilio di una pinzetta da pesce. Tostate il pangrattato in un padellino antiaderente, su fuoco basso,mescolando continuamente affinché si tosti uniformemente e non bruci. Deve assumere un bel colore bruno-dorato, ma senza bruciare. Mettete il pangrattato tostato in una ciotola ed unitevi la passolina e i pinoli. Nel padellino che avete usato precedentemente, sciogliete su fuco bassissimo i filetti di acciuga sott'olio, quindi uniteli al resto del ripieno. Bagnate con un filo d'olio (anche un po' di più se volete) e con un po' di succo di limone (diciamo di un quarto del limone che figura tra gli ingredienti, il resto vi servirà dopo). Prendete le sarde una per volta e ponete al centro un cucchiaino di ripieno, quindi arrotolatela a mo' di involtino, andando dalla parte superiore verso la coda. Ripetete l'operazione con tutte le sarde, che andrete infilzando man mano su due spiedini di legno, intervallandole con foglie di alloro fresco. Se vi è avanzato del ripieno, spargetelo sugli spiedini dopo averli adagiati su una teglia appena unta di olio. Cuoceteli in forno già caldo a 180° per circa 15-20 minuti. Appena togliete la teglia dal forno, irrorate le sarde con il succo del rimanente limone. Lasciate intiepidire, o anche raffreddare completamente, prima di servire.

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giovedì 13 marzo 2008

Tagliolini neri con sugo di triglie

Quand'è che imparerai a cucinare il pesce?? E' una frase che mi sono sentita dire spesso, specie da quando ho aperto il blog. Mi si tacciava di essere una cuoca incompleta, considerando che abito a Palermo! Qui abbiamo a disposizione del pesce sempre fresco e buonissimo e io non lo cucinavo quasi mai, almeno se parliamo di cucinarlo sul serio, in qualche ricetta che andasse oltre il semplice pesce al cartoccio o la pasta con il pesce spada!
Paragonata ad una delle mie blogger preferite, che cucina prevalentemente pesce, in abbinamenti insoliti e sempre originali, facevo una magra figura. Se poi considerate che il mio pescivendolo è sempre fornitissimo e che il suo banco è una vera gioia per gli occhi, che ti fa venir voglia di comprare di tutto.....era un vero peccato non cimentarmi!
E così un giorno, mentre ero sul punto di acquistare l'ennesimo pesce da fare arrosto o al cartoccio, ho cambiato idea e mi sono detta: proviamo qualcosa di diverso!
Ho visto delle bellissime triglie (che io adoro!!!!) che sembravano implorare "compraci, compraci!!" e prima di rendermi bene conto le avevo acquistate. Male che vada, ho pensato, potrò farle in umido, come faccio di solito.
Invece, mi sono infilata in cucina e mi sono lasciata guidare dall'istinto e dall'ispirazione del momento...ne sono venuti fuori questi "tagliolini al nero di seppia con ragù di triglie".
E siccome questo piatto è stato l'inizio delle mie sperimentazioni con il pesce, soprattutto nei primi piatti, nonché la fine degli appunti sulla mia incapacità di cucinarlo, direi che possa andare bene per il meme di Lenny "un piatto di potere".

EDIT: con questa ricetta partecipo anche al contest  2011 di Kitchenqb e Pesca in Sicilia, dedicato al pesce nella cucina siciliana e mediterranea.
ragù_di_triglie
Questo meme presuppone che si racconti una storia, oltre ad una ricetta; una conquista legata alla nostra cucina. Certamente, il mio esordio con il pesce è una piccola conquista, ma ci tengo a dirvi che il mio vero e più riuscito piatto di potere è stato certamente lo strudel! se andate a leggere quel post, scoprirete che mio marito mi ha tormentato fin quando non sono riuscita a produrre lo strudel, a suo dire, perfetto. E' stata una sorta di traguardo per me, dato che i miei precedenti strudel li assaggiava a stento, sostenendo che non avessero nulla a che vedere con il VERO strudel! Da allora, invece, ogni tanto mi trovo il frigo casualmente pieno di mele, comprate da mio marito a titolo di tacita richiesta! Ma la ricetta l'ho già postata da tempo e non conteneva un riferimento al meme di Lenny, coisì ho deciso di partecipare con quest'altra ricetta.
Ingredienti (per due persone molto affamate):
200 g di tagliolini al nero di seppia
5 triglie piccole
menta fresca
6 pomodori secchi
2 pomodori tondi
due cucchiai di pinoli
un cucchiaio raso di passolina
un cipollotto
1 spicchio d'aglio
due dita di brandy
la scorza di mezzo limone e circa un cucchiaio di succo
sale, pepe
olio e.v.o.
Preparazione:
I tagliolini li avevo già in casa, facevano parte di un cesto di specialità gastronomiche arrivato in dono per Natale; erano buoni, ma poco saporiti. Sono certa che il piatto sarebbe riuscito meglio con della pasta al nero di seppia fatta in casa!
Mettete l'acqua per la pasta sul fuoco e preparate tutto l'occorrente per il sugo: fate rinvenire i pomodori secchi in acqua calda per circa 20 minuti; lavate e spellate i pomodori freschi, privateli dei semi e tagliateli a piccoli cubetti; pulite e sfilettate le triglie, eliminando tutte le lische con l'aiuto di una pinzetta; tagliate i filetti a striscioline; spellate lo spicchio d'aglio e tritate finemente il cipollotto. Tostate i pinoli in un padellino antiaderente, avendo cura di non bruciarli (vi assicuro che vale la pena di sporcare un altro padellino, i pinoli tostati sprigionano un profumo incredibile e danno molto più sapore!).
Cuocete la pasta. Nel frattempo, preparate una padella con lo spicchio di aglio, il cipollotto tritato e due o tre cucchiai di olio extravergine di oliva. Soffriggete brevemente, poi aggiungete le triglie, rosolatele velocemente mescolando con un cucchiaio di legno, in modo che si dorino uniformemente. Sfumate con il brandy e dopo qualche istante unite il succo e la scorza del limone, i pomodori secchi e freschi, la menta (io ne ho messe una dozzina di foglioline, spezzettate con le mani), la passolina e i pinoli e proseguite la cottura per circa 4 minuti (forse anche meno). Scolate la pasta al dente e saltatela in padella con il condimento.

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mercoledì 30 gennaio 2008

Spaghetti al ragù di capone (con una "p", che poi è un pesce...) profumato allo zafferano!

Devo premettere che questa ricetta è un po' fuori stagione! infatti, il capone, che in altre parti d'Italia ho scoperto essere noto con il nome di "lampuga" (che potete vedere qui), è un pesce azzurro, che vive in acque profonde ed il cui periodo ideale (almeno qui da noi) si aggira tra agosto e settembre-ottobre, dopo di che scompare dai banchi dei pescivendoli. So anche che è un pesce diffuso solo nelle zone tirreniche e poco conosciuto dalle altre parti. E questo anche perchè è un pesce che, più degli altri, deve essere consumato freschissimo ("vivo", come si dice qui!).
Tuttavia, il capone può essere egregiamente sostituito con altri pesci azzurri dal sapore intenso e dalle carni ricche, ad esempio degli sgombri; perciò ho pensato di potervi proporre la ricetta.
Tornando al capone (o lampuga), le sue carni sono leggermente grasse, ma saporite ed adatte ad essere preparate in molti modi: arrostite, fritte, previa marinatura con l'aceto, in umido e, come in questo caso, nei sughi. Ho scoperto che esistono diverse scuole di pensiero a proposito delle pezzature migliori. Ad esempio, nella mia famiglia, si sono sempre consumati quelli più piccoli, al principio della stagione, perchè più magri e delicati, ma inadatti a certe preparazioni. Altrove (in particolare dal mio pescivendolo, il quale è piuttosto famoso e pare che se ne intenda) si prediligono gli esemplari più grandi (attorno ad 1 kg), da fare a tranci o a filetti, a seconda degli usi previsti.
Con il filetto della coda di uno di questi grandi esemplari, io ho preparato questo ragù, nato per 2 persone ma che sarebbe stato sufficiente per almeno 3 persone, dato che ce lo siamo ritrovato anche per cena!
(scusate per la foto, erano i miei primi tentativi autonomi -vale a dire senza i suggerimenti di mio marito- di fotografia!)

spaghetti ragù di capone

Ingredienti:

per il ragù:
300 g di filetto di capone (la parte della coda)
500 g di pomodori
un cucchiaino di curry (mezzo se avete quello forte)
mezza bustina di zafferano
mezza cipolla rossa di tropea
mezzo bicchiere di vino bianco
la scorza grattugiata di un limone
prezzemolo tritato
olio, sale

per la pasta (per 3 persone):
300 g di spaghetti
mezza bustina di zafferano

Preparazione:

Riducete a cubetti il filetto di capone, dopo averlo privato di tutte le lische. Lavate anche i pomodori, privateli della pelle e dei semi interni e tagliateli a piccoli dadini. Tritate la cipolla.
In una padella scaldate 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, soffriggete la cipolla per un paio di minuti, poi unite il capone; fatelo soffriggere bene, poi sfumate con il vino, lasciatelo evaporare ed unite i pomodori. Salate, aggiungete il curry e cuocete a fuoco moderato per circa 8-10 minuti. A metà cottura unite lo zafferano.
Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua salata in cui avrete disciolto la restante mezza bustina di zafferano. Se il ragù durante la cottura dovesse asciugarsi troppo allungatelo con poca acqua di cottura della pasta. Scolate gli spachetti al dente e fateli saltare nel sugo. Terminate con una manciata di prezzemolo tritato.

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