domenica 10 ottobre 2010

Muffin al limone e semi di papavero

Quando ho preso in mano la macchina per fotografare questi muffin a stento ricordavo come si facesse. Molti mesi sono passati dall’ultima volta che ho fotografato del cibo. Ma è bastato poco per riprendere confidenza con gli sfondi, le tovagliette, il set e tutti gli altri dettagli che occorrno a noi food bloggers per immortalare le nostre ricette.E confesso di essermi proprio divertita.

In molti siete passati da qui sperando di trovare una nuova ricetta, chiedendo a gran voce il mio ritorno. Vi ringrazio per l’affetto. E ringrazio anche coloro che, passando da qui per la prima volta, hanno espresso apprezzamento per il mio blog, promettendo di diventarne sostenitori. Mi dispiace aver deluso le vostre aspettative e non aver ricambiato le vostre gentili visite.

La verità è che mi manca l’ispirazione. La gravità della crisi l’ho compresa solo recentemente quando, dovendo preparare una torta di compleanno, ho scoperto di non avere NESSUNA IDEA. Io che, di solito, avevo liste infinite di dolci da provare! Non solo non ne trovavo nessuna degna di essere fotografata, addirittura non me ne veniva in mente nessuna che mi venisse voglia di preparare!

Mi sembra che sia tutto già visto, già cucinato, già fotografato, meglio di quanto potrei fare io. Insomma, c’è davvero bisogno di un ennesimo sito che riproponga, con maggiori o minori personalizzazioni, ricette che comunque si trovano in altri blog, o libri o ricettari vari? Eppure…già, eppure. Eppure quelle pubblicate qui sono, in qualche modo, anche le mie ricette. Io le ho scelte, preparate con amore, fotografate, commentate. Questo non le rende un po’ mie? E questo sito cos’è se non il mio personale ricettario virtuale? Le nostre madri e le nostre nonne avevano i loro quaderni. Io ho il mio blog. E quando lo “sfoglio” mi meraviglio sempre pensando a cosa sono stata capace di fare, a quanti progressi abbia fatto. Queste mi sembrano ottime ragioni per andare avanti, perciò cercherò di essere più diligente d’ora in avanti.

Che ne dite se iniziamo con una ricetta al mese? Vorrei fare alla settimana, ma non credo di farcela. Devo rimettermi in pari perchè, vedete, sono caduta in una sorta di circolo vizioso. Meno tempo dedicato alla cucina ed al blog equivale a meno tempo speso nella consultazione di blog (i vostri ovviamente, oltre a quelli più blasonati), libri o riviste di cucina da cui trarre nuove idee, il che equivale a minore ispirazione, che riduce ulteriormente la qualità e quantità del tempo dedicato alla cucina. Insomma, una ricetta al mese mi pare un programma fattibile per il momento. Spero di incrementare il ritmo presto.

Intanto, cominciamo con quella di oggi. Ancora muffin, tratti dallo stesso libro dell’ultima volta, “Muffin”, per l’appunto. Questi sono molto molto limonosi. Perfetti per me. E i pezzetti di pera che ci sono dentro, con la loro dolcezza, creano un inatteso contrasto. Sono deliziosi. Vorrei solo poterli fare più spesso, ma mio marito non apprezza i dolci al limone ed io fatico a consumarli prima che diventino cattivi. Dovrei trovare volontari disposti ad aiutarmi a finirli!

Muffin_limone_s

Ingredienti per 6/7 muffins:

160 g di farina 00
1 cucchiaio di semi di papavero
mezzo cucchiaino di sale
1 cucchiaino e mezzo di lievito
la scorza grattugiata di 1 limone grande
75 g di zucchero
65 g di burro
1 uovo (albume e tuorlo separati)
il succo di 1 limone grande (20 ml nella ricetta)
1 vasetto di yogurt bianco cremoso (105 ml di yogurt greco nella ricetta originale)
100 g di pera pelata e tagliata a pezzetti

Per la glassa e la decorazione:

30 g di zucchero a velo
2 cucchiai di succo di limone
semi di papavero q.b.

Preparazione.

Rispetto al solito procedimento per la realizzazione dei muffin (ingredienti secchi da una parte, liquidi dall’altra, ed una mescolata veloce per unire il tutto), quello previsto per questi è più laborioso. All’inizio mi aveva lasciato perplessa, ed avevo fatto dei cambiamenti. Sbagliavo. Il procedimento originale è perfetto, perciò fatemi un favore: provatelo.

Preriscaldate il forno a 190°. Mescolate in una ciotola la farina, i semi di papavero (li trovate nelle erboristerie o nei negozi di prodotti per pasticceria), il lievito, il sale e la scorza di limone grattugiata.

Montate a neve l’albume. Mescolate lo yogurt con il succo di limone. Secondo la ricetta, dovreste ottenere in tutto circa 125 ml. Io questa volta ho utilizzato un vasetto da 125 g di yogurt cremoso e il succo di un limone. Tagliate la pera a pezzetti non più grandi di una mandorla.

Con un frullatore o una frusta a mano, sbattete il burro con lo zucchero, fino ad ottenere una crema soffice. Unite il tuorlo al composto di burro e zucchero e mescolate ancora. Unite il composto di yogurt e succo di limone ed infine l’albume a neve. Incorporate adesso gli ingredienti secchi, senza lavorare troppo la pasta. Aggiungete per ultima la pera.

Suddividete il composto negli stampini ed infornate subito. Cuocete i muffin per circa 20 minuti, fino a che saranno gonfi e dorati ed uno stecchino infilzato nel centro ne uscirà asciutto.

Lasciate intiepidire i muffin e, nel frattempo, preparate la glassa, mescolando energicamente con un cucchiaio lo zucchero a velo con il succo di limone. Dovreste ottenere una glassa morbida, non troppo densa. Eventualmente aggiungete qualche altra goccia di succo di limone. Ricoprite i muffin ancora tiepidi con la glassa e spolverizzate con un pizzico di semi di papavero.

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giovedì 18 marzo 2010

Bob’s Muffins alla pera

Chi è Bob? Bob è l’autore di un libriccino delizioso: “Muffin, originali ed autentici” edito da Biblioteca Culinaria, che mi ha letteralmente conquistata. Ho già provato quattro ricette e sono una migliore dell’altra.

So che molti di voi già conosceranno questo libro, e so che ricette di muffins ce ne sono a iosa in rete, specie dopo il contest di Pan di panna, ma i muffins di Bob meritano una menzione speciale, per quei pochi che non li conoscessero!

Inoltre, potrei dirvi che questi muffins alla pera sono in assoluto i più buoni del mondo, ma rischierei di apparire presuntuosa, quindi mi limiterò a dire che sono i migliori che abbia mai provato!

E adesso, prima di precipitarvi ad acquistare il libro, date un’occhiata alla foto, e alla ricetta, così per farvi un’idea! :D
La dose che riporto è per 6 muffins, metà di quella pubblicata nel libro. Inoltre, ho aggiunto delle mandorle tritate all’impasto, riducendo i fiocchi di cereali (che a loro volta sostituiscono i fiocchi d’avena previsti dalla ricetta…non so voi, ma non sono una fan dei fiocchi d’avena!).

muffins_alle_pere_s

Ingredienti per 6 muffins:

Ingredienti secchi:

120 g di farina 00
25 g di cereali al cioccolato
“Special K” nel mio caso (fiocchi d’avena nella ricetta originale)
10 g di mandorle tritate grossolanamente (mia aggiunzione)
1 cucchiaino e mezzo di lievito
45 g di zucchero
mezzo cucchiaino di cannella in polvere
mezzo cucchiaino di sale
zucchero di canna per spolverizzare i muffins

Ingredienti liquidi:

75 ml di latte parzialmente scremato
55 ml di olio di semi d’arachide
(girasole nella ricetta originale)
1 uovo
100 g di mela pelata e grattugiata
90 g di pera a pezzetti

Preparazione.

Preriscaldate il forno a 200°. Mescolate tutti gli ingredienti secchi. Aggiungete la mela grattugiata e la pera, tagliata a pezzetti grandi quanto una mandorla. Mescolate gli ingredienti liquidi (eccettuata la frutta) in un’altra ciotola, sbattendoli leggermente con una frusta a mano. Riunite le due preparazioni senza lavorare troppo la pasta. Suddividete la pasta negli stampi e spolverizzate la superficie di ogni muffin con un pizzico di zucchero di canna.

Infornateli  e fateli cuocere per 20-25 minuti, fino a quando sarabbo gonfi e ben dorati. Verificate la cottura con uno stecchino o con la lama di un coltello: quando, dopo averli infilzati al centro dei muffins, usciranno puliti, vorrà dire che sono pronti.

Semplicissimi non è vero?

Sfornate e lasciateli raffreddare. Conservateli in un contenitore ben chiuso; resteranno morbidi per alcuni giorni.

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domenica 7 marzo 2010

“Paella” Express

Questa volta la lunga assenza non è dovuta a pigrizia o scarsa ispirazione, ma ad un problema tecnico; il mio adorato gioiellino rosa (leggasi il mio pc portatile) è rimasto all’assistenza per quasi una settimana…e temo che dovrà tornarci, perchè non siamo riusciti a risolvere il problema. Potremmo dire che…”ha il respiro affannoso” (la ventola non funziona a dovere) e mi sa che dovranno spedirlo alla casa produttrice per farla sostituire! Sigh! Perciò, credo che non potrò pubblicare per un po’…

Ma andiamo alla ricetta. Le virgolette nel titolo direi siano d’obbligo, perchè pur non conoscendo la ricetta della vera paella, credo che questa sia una versione piuttosto semplificata….e soprattutto preparata senza l’apposita “paellera”, ossia il tegame largo e basso con i doppi manici che utilizzano in Spagna. Mi sono dovuta accontentare di una larga padella in alluminio con rivestimento antiaderente. La ricetta originale, che ho leggermente modificato, proviene dal libro “Riso!” edito da Guido Tommasi (libro favoloso, lo adoro!!!).

Paella express_s

La ricetta prevedeva l’utilizzo di un riso definito “tondo”; io ho utilizzato un riso bianco tondo tipo “balilla” preso al NaturaSi, ma ritengo che un classico arborio possa andare bene ugualmente.

Ingredienti (per 4 persone circa):

400 g di riso tondo balilla
400 g di gamberetti (con il guscio)
200 g di petto di pollo a cubetti (piccoli)
200 g di filetto di maiale a cubetti (piccoli)
1 cipolla lunga*
1 peperone rosso*
1 calamaro medio tagliato ad anelli*
100 g (??) di pisellini*
1 limone (scorza e succo)*
1 l di brodo di pollo (io ho usato un fumetto di pesce fatto utilizzando le teste dei gamberi)
4 pomodori tondi
2 spicchi d’aglio
1 bustina di zafferano (preferibilmente a fili)
1 pizzico di paprika
olio evo, sale, pepe nero di mulinello

* ingredienti non presenti nella ricetta originale

Preparazione:

Preparate (o scaldate) il brodo o fumetto di pesce. Lavate i gamberi e privateli della testa (che userete per il fumetto, altrimenti lasciateli interi); lavate ed asciugate il calamaro. Lavate i pomodori, spellateli, privateli dei semi e tagliateli a cubetti. Lavate anche le verdure. Tagliate la cipolla ad anelli ed il peperone a cubetti. Prendete una larga padella (o meglio, se l’avete, una paellera), scaldatevi due cucchiai d’olio e rosolatevi gli spicchi d’aglio interi e la cipolla. Aggiungete il pollo e il maiale e rosolateli bene per due-tre minuti, quindi aggiungete anche i pisellini, il peperone ed il calamaro ad anelli. Soffriggeteli per cinque minuti a fuoco medio, quindi unite il riso, tostatelo bene ed aggiungete circa metà del brodo caldo. Unite i pomodori a pezzi, la paprika, lo zafferano e un pizzico di sale, mescolate, abbassate la fiamma e coprite (se non usate la paellera). Lasciate cuocere circa dieci minuti, quindi mescolate, unite il restante brodo (attenti però al grado di cottura del riso, sappiatevi regolare con la quantità di brodo) e proseguite la cottura per altri cinque minuti, circa. Unite, infine, i gamberi e terminate la cottura (dovrebbero volerci meno di cinque minuti). Spegnete il fuoco, aggiungete la scorza grattugiata del limone ed un po’ di succo, terminate con una generosa macinata di pepe nero. Impiattate e servite ben caldo.

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domenica 21 febbraio 2010

Bomboloni con la “crema gialla”

Bentrovati! FInalmente, dopo tanto tempo, torno a fare capolino da queste pagine virtuali. Grazie a tutti i miei vecchi e nuovi “fans” (che volete, mi sarò montata la testa!) per i bellisimi commenti e le “minacce” (visto Benedetta? Sono tornata, prima che tu venissi a prendermi! eh eh eh”), e scusate se sono stata assente così a lungo. Diciamo che ultimamente mi sono dedicata ad altri progetti e ho cucinato pochissimo (ho persino servito agli amici che passavano da casa per cena cose che gli avevo già preparato in passato…praticamente una bestemmia per ogni food blogger che si rispetti…”ché alle cene bisogna sempre sperimentare cosine nuove e lasciare tutti a bocca aperta!”). In compenso ho cenato un sacco fuori…e ho scoperto (o ri-scoperto) qualche localino davvero interessante, chussà, magari uno di questi giorni ve ne parlo..hai visto mai passaste da (o abitaste a) Palermo.

Ho fatto questi bomboloni (o krapfen, o iris, perchè mica ho capito bene come si distinguono, con le uova, senza le uova, con la patata…)per soddisfare due richieste di mio marito. La prima era: “Mi fai i bomboloni? Li hai fatti solo una volta e sono così buoooniiii….”; e la seconda era: “Torni a pubblicare qualcosa? Non voglio che abbandoni il blog!”.
In effetti, questi bomboloni li avevo fatti quando avevo appena aperto il blog, ma poi, non ricordo come o perché, avevo perso le foto e non li avevo mai pubblicati. Mi ero ripromessa di rifarli, ma nel frattempo sono passati due anni, perché dolci fritti (e fritture in generale) non ne faccio praticamente mai.

Ma, finalmente, eccoli qui. La ricetta proviene da una vecchia collana uscita in edicola anni fa, chiamata “Finalmente Dolci”, ma ho cambiato il procedimento, adottando i trucchi imparati con l’esperienza sugli impasti lievitati (tipo tenere il lievito separato dalle uova, queste dallo zucchero, unire i grassi all’ultimo, ecc). Si tratta sempre di un impasto diretto, ma il risultato sarà migliore di quello che otterreste mettendo tutti gli ingredienti insieme come suggeriva la ricetta originale.
Una parte li ho farciti con la crema, una parte li ho lasciati vuoti ed alcuni li ho fatti a forma di ciambellina, per riutilizzare i ritagli senza lavorare troppo l’impasto.

bomboloni_s

La crema merita una piccola premessa. Giorni fa chiacchieravo con mia madre di cucina e, non so come, siamo finite a parlare di creme; così le ho raccontato di aver visto una crema (quella, ormai celebre, di Paoletta) preparata con le uova intere. A quel punto lei si volta verso di me e, rivolgendomi uno sguardo carico di disapprovazione e di orgoglio ferito, mi dice: “E allora? E’ una vita che  io faccio la crema con le uova intere! E’ quella che noi a casa chiamiamo “crema gialla”, per distinguerla dalla classica crema pasticcera”.

E, d’improvviso, mi ricordo! E’ vero! Lei ha sempre usato le uova intere o, al massimo, un uovo intero ed un tuorlo. Già perchè lei non ama gli sprechi, ma non è mai stata il tipo che, per consumare gli albumi avanzati da qualche altra ricetta, come appunto la crema pasticcera, si metteva a sfornar meringhe o torte degli angeli o roba così. Lei aveva le sue ricette tradizionali. Punto. E quindi nella crema le uova si mettono tutte intere, al limite puoi mettere un tuorlo in più perchè “tanto a cena faccio la frittata e con un albume in più viene più leggera”, oppure perché “quello lo tengo da parte così vi faccio due (ma propio due eh, giusto per sfizio) carciofi fritti con la mia pastella speciale, solo con l’albume”!

Pertanto, quando ho deciso di farcire i bomboloni con la crema, non potevo che scegliere la sua! Non foss’altro che per riparare al torto che le avevo fatto! Sapete una cosa? La sua “crema gialla” è proprio squisita! Il gusto è più…”leggero”, non so come spiegarvelo, dovete provarla!

Ingredienti:

per i bomboloni

100 g di farina 00
100 g di farina manitoba
20 g di lievito di birra fresco
80-100 ml di latte (dipende dalla capacità di assorbimento della farina)
30 g di zucchero
mezzo cucchiaino di miele
la scorza di mezzo limone
32 g di burro fuso freddo
2 tuorli
mezzo cucchiaino di sale

per la “crema gialla”

500 ml di latte
1 uovo intero
1 tuorlo
90 g di zucchero
40 g di farina
1 bacca di vaniglia

zucchero semolato per spolverizzare

Preparazione:

Sciogliete il mezzo cucchaino di miele nel latte tiepido, quindi scioglieteci anche il lievito di birra e lasciate riposare il tutto per 5 minuti circa. Mescolate le farine e mettetele nell’impastatrice (o in una ciotola capiente, se impastate a mano) insieme ad un cucchiaino di zucchero prelevato dal totale. Unite il lievito sciolto nel latte ed avviate l’apparecchio a bassa velocità (min o 1 per il Kenwood). Quando il liquido sarà assorbito unite i due tuorli e lavorate finchè non saranno quasi totalmente assorbiti, quindi unite lo zucchero rimanente e, dopo qualche istante, il sale e la scorza di limone grattugiata. Lavorate finchè l’impasto non avrà cominciato ad acquistare consistenza ed elasticità, quindi unite “a filo” il burro fuso ormai freddo. L’impasto sembrerà “sciogliersi” e perdere struttura, ma non allarmatevi, è una cosa temporanea. Lavorate a lungo, fino a quando la pasta apparirà liscia, molto lucida ed elastica. La mia era rimasta un filino appiccicosa, si staccava dalle pareti della ciotola ma non dal fondo, però non ho voluto aggiungere farina e credo di aver fatto bene.

Terminata la lavorazione, sbattete un paio di volte con energia la pasta sulla spianatoia leggermente infarinata, quindi mettetela a lievitare per almeno un’ora e mezza (in inverno meglio 2) in un luogo tiepido e riparato da correnti d’aria, coprendola con un canovaccio umido.

Nel frattempo, preparate la crema. In un pentolino sbattete bene l’uovo ed il tuorlo con lo zucchero. Unite la farina setacciata, sempre sbattendo con una frusta a mano. Scaldate il latte con i semi della bacca di vaniglia, ma senza farlo bollire (se dovesse bollire, dovrete eliminare la pellicola che si formerà in superficie versando il latte attraverso un colino a maglie fitte). Versate il latte a filo sul composto di uova zucchero e farina, mescolando bene con la frusta per evitare la formazione di grumi. Ponete la crema su fuoco bassissimo e cuocetela, mescolando continuamente, finchè non inizierà a sobbollire appena. Toglietela subito dal fuoco e lasciatela raffreddare coperta da un foglio di pellicola posto a contatto diretto con la crema. Questo eviterà che si formi l’antipatica “pellicina” in superficie.

Sgonfiate la pasta e fate un giro di pieghe del tipo 2. Fate riposare altri 20-30 minuti, sempre coprendo con un canovaccio umido e tenendo al riparo da correnti d’aria.

A questo punto, stendete la pasta ad uno spessore di circa 2 cm e con un coppapasta rotondo (il mio era da 5 cm di diametro perchè volevo dei mini-bomboloni) ricavatene dei dischetti. Lavorate velocemente i ritagli, o utilizzateli per farne delle ciambelline. Disponete man mano i bomboloni in un vassoio spolverato di farina e poneteli a lievitare coperti per un’altra ora o fino al raddoppio. A metà lievitazione, io li ho capovolti, per far gonfiare uniformemente le due parti.

Scaldate l’olio di semi (meglio di arachide) a 170° (io ho utilizzato la friggitrice). Friggete i bomboloni, pochi per volta, girandoli da entrambe le parti. Dovranno essere ben dorati.

Metteteli ad asciugare su un piatto coperto di carta assorbente o carta per fritti, ma vi assicuro che non assorbiranno per niente olio. I miei erano così leggeri ed asciutti che è stato difficile farvi aderire bene lo zucchero dopo!!!

Rotolateli nello zucchero semolato e lasciateli raffreddare, quindi farciteli con la crema, utilizzando una siringa o una tasca da pasticcere.

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mercoledì 9 dicembre 2009

Esercizio di fotografia: spezzatino con patate

La ricetta di oggi è un vero classico, sono certa che ognuno di voi l’abbia già preparata mille volte e abbia la propria versione dello spezzatino con le patate. In merito esistono diverse scuole di pensiero, divise essenzialmente in due correnti principali: quelli che “ci vuole il pomodoro” e quelli che “deve essere bianco”; e poi c’è chi usa vino bianco, chi vino rosso, chi non mette l’aglio..insomma a ciascuno il suo spezzatino.
Io ho scelto la ricetta che vedrete tra poco, tratta da questo sito di ricette garantite come tradizionali toscane; non mi intendo abbastanza di cucina toscana da potervelo confermare, ma posso dirvi che lo spezzatino era buono e le indicazioni di preparazione, benché semplici, assolutamente perfette.

Lo pubblico più che altro perchè, quando l’ho cucinato, ho deciso di cimentarmi in una specie di esercizio di fotografia, consistente nel rendere attraente la foto di una pietanza decisamente poco fotogenica, quale può essere uno spezzatino con il sugo! Che ne dite, ci sono riuscita? E per voi? Quali sono i piatti più difficili da fotografare?

spezzatino_s

Ingredienti (per 4 persone): 

800 g di polpa di vitello* a cubetti
500 g di pomodori pelati
2 spicchi d’aglio
1 carota
1 cipolla
1 costa di sedano
2 rametti di rosmarino fresco
1 bicchiere di vino rosso
brodo di carne q.b. (non so la dose, mezzo litro dovrebbe bastare, forse è anche troppo)*
olio, sale pepe
4 patate medie

* Paoletta suggerisce di usare manzo o vitellone (la parte del muscolo); io non posso che fidarmi, perchè di tagli di carne non me ne intendo, aggiungo solo che io ODIO la carne piena di nervature, quindi la scelta del taglio, che rimetto al mio macellaio di fiducia, è determinata dalla necessità che sia priva di nervetti!
** ho etichettato questa ricetta come gluten free; è evidente che per assicurarvi che sia tale, dovete preparare il brodo in casa, o sceglierne uno pronto che sia garantito come senza glutine.

Preparazione

Tritate finemente la carota, la cipolla ed il sedano. Mettete in un tegame (preferibilmente di coccio, altrimenti sceglietene uno dal fondo spesso) 4 cucchiai di olio insieme al trito di odori, al rosmarino e agli spicchi d’aglio. Fate soffriggere il tutto per un paio di minuti, quindi unite la carne. Rosolatela, girandola spesso, per almeno cinque minuti, fino a che risulterà ben dorata da tutti i lati. Bagnate con il vino rosso (di buona qualità, mi raccomando,e non troppo acidulo possibilmente; io ho usato del Pinot nero). Quando il vino sarà evaporato, aggiungete i pomorori pelati, salate e pepate. Appena avrà raggiunto il bollore, riducete la fiamma al minimo, coprite il recipiente e fate cuocere lentamente per circa un’ora e mezzo, bagnando con del brodo caldo se lo spezzatino dovesse asciugarsi troppo. Tenete conto che, quando unirete le patate, dovrete avere liquido sufficiente nella pentola per farle cuocere ben bene.
Trascorso il tempo indicato, aggiungete le patate pelate e tagliate a cubetti, e fate cuocere il tutto per un’altra mezz’ora. Lo spezzatino sarà pronto quando la carne risulterà tenerissima e le patate saranno morbide ma non ancora sfatte.
Servite accompagato con del buon pane casereccio. Io ho utilizzato uno stupendo pane nero di Castelvetrano (nel link trovate un  sito interamente dedicato a questo speciale prodotto, che ve ne racconterà la storia, la composizione e molto altro), famoso da queste parti per i suoi inconfondibili profumi e la sua rustica consistenza.

Si tratta di un pane preparato con una miscela di farina di grano duro siciliano, macinata in mulini a pietra naturale e farina della rara e preziosa "Tumminìa" (un grano raro e particolarissimo, altrove inesistente, particolarmente duro e a ciclo breve, detto anche "grano marzuolo". Caratteristica principale di questo prodotto sono le cariossidi scure e cristalline, dal sapore leggermente dolce e ricco degli aromi tipici di terre illuminate da un caldo sole per 12 mesi l'anno). I panificatori del paese lavorano questa miscela con acqua, sale di Trapani e lievito naturale (lu crescenti), ottenendo un pane compatto, con profumi ben evidenti e del tutto particolari, capace di conservarsi e addirittura migliorare col passare dei giorni. La cottura avviene ancora in forni tradizionali a pietra naturale, riscaldati con fronde di ulivo provenienti dalla potatura dell'ottimo e celeberrimo "cultivar" locale, la "Nocellara del Belice".

Una volta cotta, la forma della pagnotta, la "vastedda",o cuddura dalla forma particolare a zampa di bue (peri di voi), risulta tra il circolare e l'ovale, del peso solitamente di 1 Kg. (ma anche 500 e 1500 g.), con un diametro variabile dai 20 ai 30 cm. circa, altezza di 8 - 10 cm. e con la superficie di colore scuro come il caffè, parzialmente ricoperta da semi di sesamo. L'interno è di color scuro, con mollica morbida dal sapore dolce, molto gustoso, con profumi intensi e un leggero aroma di tostato. Da un pò di tempo grazie all'interessamento di Slow Food, che ne ha fatto uno dei cento e più presidi da salvare e tutelare, oltre che ad alcuni panificatori i quali si sono prodigati attraverso campagne di sensibilizzazione e degustazione varie presso fiere e mercati nazionali e internazionali, “il pane nero di Castelvetrano” è uscito dai confini della sua terra d’origine, per farsi conoscere anche altrove (ad esempio, al Salone del Gusto di Torino e a Vinitaly).

N.B. Giusto per non appropriarmi di conoscenze non del tutto mie, vi segnalo che tutte le info che vi ho dato, le trovate sul sito di cui vi ho parlato sopra, e precisamente in questa pagina.

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